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Il grazie del Vescovo al direttore della Gazzetta Foligno, 15/07/2009 + Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno Il cortocircuito tra editore e direttore della Gazzetta di Foligno non impedisce di dire grazie a don Germano Mancini, che per oltre quarantanni ha diretto il Settimanale diocesano dinformazione politica, religiosa e culturale. È un grazie detto con semplicità, per la passione e la dedizione con cui il direttore ha guidato la barca della Gazzetta nel mare aperto del confronto e del dialogo con la società civile folignate. È un grazie pronunciato con sincerità per la coerenza con cui don Germano ha preso atto della distanza che affezionati lettori, come il vescovo, hanno preso dalla Gazzetta, non certo per la lucidità delle analisi, ma per la deriva politica a cui esse, talora, hanno prestato il fianco. Un giornale diocesano lo dico con unespressione che traggo dallepistolario di don Primo Mazzolari, una delle figure più significative della Chiesa italiana della prima metà del Novecento non deve guardare né a destra, né a sinistra e nemmeno al centro, ma deve puntare in alto! Sfogliando le pagine della storia, ormai secolare, del settimanale diocesano risalta con particolare evidenza che la Gazzetta si offre come cantiere aperto della Comunità ecclesiale folignate, come laboratorio della fede impegnato ad offrire il punto prospettico cattolico dal quale vedere, illuminare e giudicare tutti gli avvenimenti, da quelli politici a quelli sociali, da quelli di cronaca a quelli di cultura. Il Vangelo e linsegnamento della Chiesa forniscono una chiave di lettura intelligente, originale e illuminante delle vicende degli uomini: questo è il binario su cui la Gazzetta è chiamata a continuare la sua corsa, accettando la sfida del dibattito anche aspro, che talvolta può provocare persino qualche cortocircuito, ma sempre nel rispetto delle persone e delle idee, per quanto lontane. La Gazzetta di Foligno si trova di fronte al bivio del rinnovamento nella continuità, ben sapendo che non cè novità se non nella tradizione viva della Chiesa, non cè audacia se non nel camminare insieme, e non cè profezia se non nella continua ricerca della misura alta della santità. Un settimanale ben scritto e ben disegnato, perché ben pensato; un settimanale di cui i padri fondatori possano essere fieri: questa è la linea redazionale che leditore propone, senza imposizioni! Nel voltare pagina è importante non cedere alle arringhe della nostalgia e, tanto meno, alle lusinghe della diplomazia, ma occorre cercare la forza della profezia che, come scrive Benedetto XVI nella sua ultima enciclica, Caritas in Veritate, domanda alla Chiesa di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione della veritas in caritate, ma anche in quella, inversa e complementare, della caritas in veritate. Nel voltare pagina si rende necessaria un pausa di silenzio, non tanto per prendere tempo, quanto per prendere il largo! |
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Il commiato del Direttore |
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Foligno, 14/07/2009 Germano Mancini Come dire: nel quarantatreesimo anno di amicizia con i lettori della Gazzetta, è giunto il tempo di dirci addio. E 43 anni (collaboratore, vicedirettore, e, dal primo gennaio 1976, direttore) sono tanti, probabilmente troppi. Questa è lultima volta che firmo, come direttore responsabile, il settimanale fondato da Michele Faloci Pulignani nel 1886. Un settimanale locale che è il terzo dItalia per anzianità. E Faloci nel 1886 aveva scritto nella testata tre aggettivi: Settimanale dinformazione politica religiosa culturale. Anche nellattuale Gazzetta abbiamo conservato quella dicitura, probabilmente qualcuno non lha ancora letta. In questi 43 anni, lo confesso pubblicamente senza arrossire, ho amato molto la Gazzetta. Ho scritto persino una frase osée (ardita, audace): Cè unetà in cui una donna deve essere bella per essere amata. Poi viene letà in cui deve essere amata per restare bella. La Gazzetta è nella seconda età: resterà bella se noi lameremo. Allora perché lascio? Accetto le critiche, mai ho detto: Non datemi consigli, so sbagliare da solo. La disapprovazione è gradita, ma non limposizione, soprattutto se proviene dalleditore, che mai deve avere la tentazione di sostituirsi al direttore. Però leditore ha il potere di allontanare il direttore. E labc della libertà di stampa. Io capisco le difficoltà che incontrano quelli della mia ditta, perché so che chi conta continuamente sale le scale del palazzo con argomenti molto persuasivi contro la Gazzetta. Io parto liberamente per difendere la dignità dei miei collaboratori e mia. Ho letto tante volte larticolo di fondo che scrisse Faloci nel primo numero di sabato 2 gennaio 1886: &ldots; niente sorpresi se più duno ci guarderà di mal occhio, convinti solo della bontà delle cause che difenderemo, e persuasi che la Città nostra ha bisogno di una libera voce. Le persone da ringraziare dopo 43 anni sono un esercito, iniziando dai lettori, i veri padroni della Gazzetta, che ci hanno permesso di mai chiudere il bilancio in passivo. Scelgo per tutti due persone da ringraziare facendo il nome. Il vescovo Siro Silvestri, che mi convinse a venire a Foligno, era il 1967. E non ero un cittadino della Quintana, addirittura ero di unaltra diocesi proveniente dalla regione marchigiana. Mi volle nella città di San Feliciano perché da estraneo potevo essere più obiettivo e si sarebbe evitato il rischio che la Gazzetta fosse appannaggio di qualche tribù locale. Siro era un vescovo che fortificò la mia concezione libertaria, che poggia, ancora, sui valori del Vangelo. Una concezione liberaldemocratica sostenuta, per quanto basta, da un pizzico di sana anarchia che affonda le radici nel personalismo francese: luomo è un essere irrepetibile nella storia. Siro difese la mia libertà anche quando fu incendiata la sede della Gazzetta. Non posso non fare un altro nome: lamico carissimo, il compagno fedelissimo di tante battaglie, il collaboratore esemplare che da appena un anno ci ha lasciati: Renato Campana. Grazie a tutti i collaboratori, ai tipografi, ai fotografi, agli edicolanti, ai correttori, alle suore etichettatrici, a coloro che il mercoledì sono sempre pronti per la distribuzione. Ringrazio fraternamente gli amici della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici). E la Federazione che, in 40 anni, ha permesso di vedere lontano ai direttori delle 186 testate confederate. Nel nostro Dna cè scritto che il fatto è sacro e solo così, nella carta stampata, si sconfigge la concezione di destra o di sinistra. Il fatto è. Poco tempo fa il giudice di Perugia Paolo Micheli ha detto e scritto che il direttore della Gazzetta ha compiuto il suo dovere di giornalista. Il massimo elogio per un cortocircuistagazzettiere. Mi scuso con i lettori perché continuo a sbrodolarmi, è la prima volta che lo faccio. Siamo stati talmente fedeli ai fatti che, dopo 43 anni, e il fatto ha del miracoloso, nessun giudice ha mai condannato la Gazzetta. |