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Togliamo i ragazzi dall’isolamento digitale e mandiamoli in campo

Cinquanta candeline. Tante ne ha spente l’associazione sportiva Sant’Eraclio che ha festeggiato l’evento con una serie di iniziative e con un bel libro che racconta il “Primo tempo” di questa straordinaria avventura. Tre giorni di festa e di gare tra giovani, vecchie glorie e soprattutto tra quei ragazzi che hanno già iniziato il “Secondo tempo”. E tra gli artefici, oltre ai dirigenti sportivi e ai tanti ragazzi, c’è lui, don Luigi Filippucci grande animatore e faro di questa comunità. Gli vogliono tutti bene e la dimostrazione di questo particolare affetto si è avuta proprio durante questa festa. Sabato pomeriggio c’è stata anche una tavola rotonda, con straordinarie presenze nazionali, dal tema “Territorio, ragazzi, sport”. Una riflessione importante nel corso della quale si è parlato di come lo sport, in questo caso il calcio, sia un veicolo importante di aggregazione, socialità e integrazione. L’incontro è stato aperto dal presidente dell’associazione calcio Sant’Eraclio Nicola Settimi che ha ripercorso la storia, cinquantenaria, del sodalizio sportivo e dall’economo Claudio Pugnali, che ha sottolineato l’importanza che l’associazione ha avuto per la comunità, ribadendo anche la volontà di andare avanti anche se le difficoltà, soprattutto economiche, sono sempre molte.
Interessante poi l’intervento del consigliere nazionale del Csi, Daniele Pasquini accompagnato dal nostro Giovanni Noli e da Fabio Appetiti dell’associazione nazionale calciatori. Pasquini ha detto che oggi bisogna riportare i ragazzi nel territorio, nei luoghi di aggregazione, facendoli uscire dall’isolamento digitale. “Mentre in passato – ha sottolineato – i genitori ci prendevano per le orecchie per farci tornare a casa dai campi sportivi, adesso i ragazzi si chiudono in camera e si isolano davanti ad uno schermo. Bisogna trovare una soluzione e questa va trovata tutti insieme. Scuola, istituzioni, mondo dello sport, parrocchie, debbono siglare un nuovo patto di alleanza per risolvere questo problema e per riappropriarsi del territorio e farlo vivere ai ragazzi come momento di aggregazione, socializzazione, accoglienza e integrazione”. Sollecitato dalla domanda, perché i giocatori guadagnano milioni, il rappresentante del sindacato calciatori, Fabio Appetiti, ha risposto che questo argomento è trattato in modo sbagliato. I calciatori più bravi che raggiungono questi traguardi non sono come si dipingono. Fanno sacrifici per poter rimanere a quei livelli e quasi tutti sono, senza farne troppa pubblicità, vicino ai più deboli. “Proprio la scorsa settimana – ha detto Appetiti – una delegazione di grandi calciatori si è recata a San Luca, il paese dove la scorsa settimana è stato arrestato un pericoloso latitante da decenni. E in quella occasione hanno incontrato i ragazzi delle scuole. Ed è stata una bella festa perché abbiamo portato un messaggio importante”.
L’ex Falchetto Daniele Gregori, ha portato la sua testimonianza di calciatore e anche lui ha stimolato i giovani ad abbandonare gli smartphone e a calcare i campi da gioco per godere della fatica, per respirare la polvere e per fare amicizie che resteranno per tutta la vita. Le conclusioni sono state tratte dal sindaco Nando Mismetti, anche lui nato calcisticamente all’ombra dell’Oratorio. “Ho giocato nella Vis Foligno di don Marzio. Ho i piedi di Rivera – sottolinea il sindaco – mo’ che ce volete fa? È stata un’esperienza importante per la crescita, fatta di sacrifici, rinunce ma anche di grandi amicizie. Il nostro obiettivo, come amministrazione, continua ad essere il ritorno alle periferie, perché se non ripartiamo dalle comunità non possiamo uscire dal tunnel. Nonostante le esigue risorse che restano ai Comuni – ha evidenziato il sindaco – noi continueremo a investire nello sport, che è un passaggio importante per la crescita in quanto contiene valori come il sacrificio, il rispetto delle persone, la solidarietà e l’integrazione. E proprio per questo che ci siamo dati da fare per far rinascere il Foligno”. E proprio Guido Tofi, neo presidente dei falchetti, ha raccontato la sua nuova avventura. “Ripartiamo – ha detto – con una scommessa nuova e con l’obiettivo di ricreare l’entusiasmo in città. Molti ci sono stati vicini in questo primo cammino e hanno aderito con entusiasmo a questa nuova idea. Abbiamo tutti giocatori del territorio e grandi rientri. Fra un mese tutto verrà definito e, anche se iniziamo con poche risorse, ce la faremo”.
Infine don Luigi: “Perché stiamo qui? Per stare insieme e per servire il territorio. In questo nuovo centro giovani ci passano anche ragazzi che non hanno una stanza per fare i compiti, i più disagiati, i più poveri. Ma siamo felici perché si sta insieme. Al nostro oratorio estivo si sono iscritti 170 ragazzi, non so più dove metterli, e a questi si sono aggiunti una settantina di giovani che verranno qui a fare gli animatori. E questo è bellissimo, perché si sta insieme”. Per l’occasione è stata anche allestita una bella mostra fotografica dei 50 anni di storia della società sportiva che è stata illustrata da Roberto Testa. C’è in vendita anche un bellissimo libro “Primo tempo” il cui ricavato servirà per iniziare il “Secondo tempo”.

ROBERTO DI MEO

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