La comunicazione che verrà. Occorre un gioco di squadra

Siamo alle porte della pausa estiva, la Gazzetta ritornerà ai primissimi di settembre. Questo sarà un prezioso tempo di silenzio e di lavoro, perché l’intero comparto dei mass-media diocesani si trova dinanzi a un bivio, che possiamo anche chiamare sfida o opportunità. Nel corso di un importante incontro con i rappresentanti dei media cattolici nazionali tenutosi a Roma il 4 luglio scorso, Don Ivan Maffeis, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Cei, è stato chiarissimo: la normativa è cambiata, se i media cattolici vogliono sopravvivere devono dar vita a un progetto editoriale unitario, che coinvolga carta stampata, web, radio e uffici stampa. Integrazione e sguardo orientato al futuro, con le diocesi che devono investire in progetti di crescita sostenibili.

Se la Chiesa è stata per secoli un punto di riferimento in fatto di comunicazione, oggi qualcosa non funziona e non si tratta di aspetti secondari: Don Adriano Bianchi, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, ha messo in evidenza che quando manca la comunicazione diocesana, diminuiscono comunione, missione ed evangelizzazione.

Dalle nostre parti, però, sembra che ci siano ancora laici convinti che la Gazzetta debba essere omiletica e sfogliata solo nelle sacrestie; sono preoccupati dell’autorappresentazione della Chiesa stessa e propongono ricette che forse non hanno mai funzionato, nemmeno quando c’erano vento in poppa e sole in fronte. Guardano alla storia passata senza slancio verso il futuro, dimenticandosi oltretutto che si vive nel presente. A costoro ha già risposto il Papa nel Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Segreteria per la comunicazione (Roma, 4 maggio 2017): “La storia è, indubbiamente, un patrimonio di esperienze preziose da conservare e da usare come spinta verso il futuro. Diversamente essa si ridurrebbe a un museo, interessante e bello da visitare, ma non in grado di fornire forza e coraggio per il proseguimento del cammino. Non lasciamoci vincere dalla tentazione dell’attaccamento a un passato glorioso; facciamo invece un grande gioco di squadra per meglio rispondere alle nuove sfide comunicative che la cultura oggi ci domanda, senza paure e senza immaginare scenari apocalittici”.

Ecco che, ad esempio, il Summer Media Camp organizzato dalla Ceu nei giorni scorsi, che ha visto tre giovani della Gazzetta grandi protagonisti, frutto anche della lungimiranza del “Gazzet-Teen”, risponde a questo progetto di rinnovamento ribadito nel corso del campo: dare voce alla gente nella maniera più affascinante possibile, perché nel tempo di Facebook la Chiesa ha qualcosa che altri non hanno, il radicamento sul territorio.

Raccontare storie in modo interessante, allontanando autoreferenzialità e dogmatismi, ecco il percorso da compiere. Un cammino in cui non servono fughe in solitario o protagonismi di chi ha sempre la verità in tasca, ma sforzi di unità sostanziale e un progetto a lunga scadenza. Occorre rinunciare un po’ a se stessi e compiere un investimento in fantasia e creatività per sfruttare le opportunità; l’alternativa è l’oblio.

ENRICO PRESILLA

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