ok - 23_12-7-2017 Dal motocross al nuoto - gara nuoto Tolentino

Lo sport e il senso della vita. “Mai fermarsi dopo una caduta”

Dal motocross al nuoto. Dalle strade sterrate alle piscine olimpioniche. Dai percorsi più impervi e nelle condizioni climatiche più ostili attraversati su due ruote alla trasparenza e purezza dell’acqua solcata grazie ai muscoli delle braccia e a una straordinaria forza di volontà. Così è cambiata la vita di Carlo Sbriccoli, un ragazzo di Norcia di 26 anni che il 25 aprile del 2015, a soli 23 anni, durante un allenamento di motocross a Castiglione del Lago ha avuto un incidente che gli ha fatto perdere l’uso delle gambe costringendolo su una sedia a rotelle. Una “brutta caduta”, un grande dolore, il suo e quello della famiglia che aveva sempre visto con occhio critico questo sport estremo e pericoloso. A questo punto, uno “stop” forzato e drammatico ma necessario e importante per dare la possibilità al corpo di riprendersi e alla mente di ridare un senso alla vita. Sei mesi di ospedale e poi la riabilitazione. La vicinanza dei genitori e della compagna di sempre lo hanno fatto sentire protetto, sostenuto e stimolato ad andare avanti, a non mollare e a dare sempre il meglio di sé. I ricordi del passato riaffioravano inevitabilmente perché il motociclismo era entrato a far parte della vita di Carlo già da giovanissimo: “Nella zona di montagna dove abito tutti i ragazzi hanno una moto per cui fin da piccolo sognavo di averla – ha raccontato Carlo -, crescendo ho realizzato i miei sogni, prima con l’Enduro e poi con il motocross e non ho rimpianti perché ho fatto quello che desideravo, sfruttando le mie forze, sia fisiche, sia economiche. La moto è adrenalina pura e mi ha fatto sentire felice come un bambino. La porto nel cuore e non ho mai smesso di pensare che un giorno la guiderò di nuovo”. E proprio questi ricordi di un passato vitale, energico e appassionato hanno rappresentato l’elemento trainante verso un nuovo presente: “Nei lunghi e quieti giorni di fisioterapia mi sono chiesto che cosa avrei potuto fare della mia vita e lentamente la mia mente ha virato verso lo sport del nuoto – ha ricordato Carlo – anche se non lo avevo mai praticato mi aveva sempre affascinato. E così, dopo otto mesi dall’incidente già mi allenavo in piscina. D’altro canto la mia esistenza ha sempre ruotato intorno allo sport, vissuto e praticato al massimo delle mie energie e capacità. Mi fa sentire bene. Mi fa sentire realizzato. Mi dà lo sprone per andare avanti e dare sempre il meglio di me. Sono un ragazzo che ama la competizione e lo sport per me è agonismo vissuto e praticato in maniera seria”. Da qui, la leggerezza e la limpidezza dell’acqua hanno preso il posto della terra sconnessa e ruvida. Un cambiamento incredibile ma vissuto quasi come un passaggio naturale verso una direzione nuova e attesa da tempo. “Poco dopo aver cominciato ad approcciarmi al nuoto mi sono informato sulla possibilità di entrare a far parte di una squadra di disabili per portare avanti in maniera professionale la mia passione per il nuoto. In Umbria purtroppo non c’è molto – ha spiegato Carlo -: sono comunque entrato a far parte della Polisportiva di Terni ma mi alleno in maniera indipendente nella piscina di Spoleto. Ho una mia istruttrice e mi esercito quattro volte alla settimana per oltre due ore”. Senza mai smettere di “puntare in alto” e superando anche il dramma del terremoto del 2016 che ha distrutto la casa dei suoi genitori, Carlo ha continuato ad impegnarsi migliorando giorno dopo giorno le proprie capacità in acqua, praticando sempre meglio tutti e quattro gli stili, fino ad essere pronto per le competizioni. Quest’anno, infatti, ha partecipato alle gare regionali organizzate dalla Federazione italiana nuoto paralimpico nella regione Marche e, in una delle due tappe a cui ha preso parte, si è addirittura qualificato per il Campionato italiano di nuoto paralimpico che si è svolto nei giorni scorsi e nel quale ha ottenuto il secondo posto della sua categoria, davanti a lui solo il bronzo paralimpico di Rio 2016. Una grande soddisfazione e un “profondo senso di rivincita” dopo una caduta che avrebbe potuto abbattere le speranze e che invece ha rappresentato l’inizio di una nuova vita. “Mi piace pensare che la mia esperienza possa rappresentare un punto di riferimento per tutti i giovani ma anche per chi, come me, si è trovato ad affrontare nella vita dei momenti profondamente difficili e deve trovare la forza di andare avanti – ha precisato Carlo -: il mio suggerimento è di non fermarsi dopo una caduta, porsi subito un obiettivo e perseguirlo con tenacia, impegno e tanta forza di volontà. Senza sognare o pensare di fare cose improbabili che porterebbero solo alla delusione. Al contrario, perseguire obiettivi realizzabili, possibili e vissuti con il massimo della concretezza, della serietà e anche della serenità. Siamo noi a scrivere il nostro presente, soprattutto dopo un incidente che ci cambia il punto di vista sulla vita”.

MAURA DONATI

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