Per “Foligno capitale della cultura” nel 2020

Una delle acquisizioni più importanti attinenti la cultura della città di Foligno è stata, recentemente, l’attenzione prestata alla sua identità culturale.
Ora la candidatura di Foligno per il conferimento del titolo di “Capitale italiana della Cultura 2020” è l’occasione propizia per riprendere le fila del discorso e approfondirle.
Se ciascun Folignate, per sventura, si preoccupasse della cultura soltanto in vista della sua carriera personale, si perderebbero le tracce dell’anima profonda di questa città. La sostanza dell’esser Folignati sfuggirebbe proprio ai Folignati. La cultura globale, l’identità culturale, l’anima della città, il vero volto di Foligno sarebbero tutte realtà ignote. Per conseguenza, nelle continue gare dettate dalla vita, i cittadini di Foligno sarebbero sconfitti senza pietà, perché coloro che combattono divisi meritano di essere sconfitti tutti insieme.
Conoscere troppo poco la “prossimità consapevole” non è cosa di poco conto. Cultura infatti comprende il modo di lavorare, di esprimersi, di sviluppare le scienze e le arti, di “sentire” la società, di obbedire alle leggi e di favorire l’emanazione di quelle giuste.
È davvero insopportabile un discorso limitato in Foligno, su Foligno.
È curioso osservare che anche i migliori giornalisti folignati, “maestri” dell’opinione pubblica, hanno fatto un buon servizio nel proporre attraverso la cronaca una primaria riflessione identitaria, ma questa risulta per diversi aspetti carente; forse perché i giornalisti sono bloccati dal timore di pubblicare un giornale “pesante”, una brutta copia di una rivista scientifica.
Dopo i giornalisti, gli insegnanti. Ebbene, negli Istituti scolastici della città, nessuno insegna la storia locale. Eppure una parte della presente generazione di giovani costituirà la classe dirigente della Foligno futura. Gli studenti degli esami di maturità sanno enumerare con esattezza le guerre arabo-israeliane, ma ignorano le ragioni e gli esiti delle guerre medievali tra i liberi Comuni.
La sostanza dell’esser Folignati sfugge largamente proprio ai Folignati.
Ribadiamo: l’identità culturale e l’anima della nostra città sono argomenti che ricevono scarsa attenzione.
Quale iniziativa occorre per far venire allo scoperto questi valori?
Proviamo a immaginare qualche domanda da porre a noi stessi, tutti.

Come giudichi l’umore generale dei Folignati? Sono sfiduciati, sono inquieti, sono impauriti? Ritengono che la loro città non riesca a mostrare appieno il suo valore? Hai la sensazione che la città resti soffocata dal disinteresse di alcuni cittadini e dalle distrazioni delle amministrazioni centrali? Questo umore è presente anche in altre città, umbre e non, oppure è tipico dei Folignati?
Se il volto di Foligno dipende anche dalla sua storia, chiediamo quale influenza hanno avuto i tanti terremoti sull’inconscio collettivo. Questa stessa domanda si può fare a proposito dei quaranta bombardamenti del 1943-1944. Le guerre medievali tra Foligno e Spoleto, tra Foligno e Perugia potrebbero dirci qualcosa di analogo. Qualche avversione tra Foligno e il capoluogo potrebbe non avere soltanto ragioni del nostro tempo. Ci sono stati nel Medio Evo assedi, invasioni, alleanze e trionfi, sconfitte e crudeltà inferte e subite, ecc. È possibile che le ferite inferte a tanti Folignati abbiano lasciato qualche doloroso segno nella psicologia collettiva?
Ma per felice ventura, la storia ci ha lasciato un segno ludico molto bello: la Giostra della Quintana. Possiamo dire che Foligno vive questo gioco con l’animo della gente del Seicento? Cioè di un’età orgogliosa e lussuosa, nonostante la crisi economica. Culturalmente, forse il Seicento chiede ai Folignati di compiere il difficile viaggio nei labirinti della soggettività.
Il futuro: come sognano l’avvenire i Folignati? Pensano di salvare il centro storico della città con i parcheggi sotterranei? Sognano il prolungamento della quattro corsie Foligno-Civitanova, verso occidente fino a Talamone?
Sarebbe la strada dei “due Mari”; era il sogno dell’onorevole Fazi, il quale cercò consensi in favore della ferrovia Foligno-Orbetello, dando in cambio la propria approvazione alla ferrovia Terni-Todi-Ponte San Giovanni. Non ottenne nulla. Ma Foligno continua a progettare una più facile accessibilità al suo mercato, fonte di una vivace economia per lunghi secoli.
Presente, passato e futuro, tre direzioni dove abitano i sogni e le imprese, dove una città si riconosce.

DANTE CESARINI

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