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La vie en rose

In via Franco Ciri fa bella mostra di sé una bicicletta colorata di rosa. Si trova lì da molto tempo. È sempre ben vestita e fresca. Fiori variopinti la accarezzano e le tengono compagnia. Uomini, donne e bambini che le passano accanto sanno di avere un’amica silenziosa con il sorriso sul manubrio. Le automobili, con i loro scarichi euro 0,1,2,3,4,5,6 provano a imbrattarla con le polveri sottili. Ma lei, al pari degli ulivi in inverno, resiste immobile alle intemperie e all’inquinamento. La pioggia, di tanto in tanto, la pulisce dal guano dei piccioni e degli storni. Chi l’ha messa in quel posto deve essere una persona gentile. Forse un artista dal cuore tenero. No, probabilmente è un visionario che pensa a un ritorno delle bici in un prossimo futuro. Un futuro nel quale, una volta esaurito anche l’ultimo pozzo petrolifero, si tornerà a respirare aria buona. Quando ciò avverrà, i motori a scoppio inizieranno ad arrugginirsi e diverranno, in pochi lustri, esempi di archeologia industriale. Niente più candele e iniettori. Niente più bobine, testate e valvole. Solo la forza dei muscoli per far muovere una signorina di metallo che è riuscita a vincere la grande scommessa del tempo.  Fausto Coppi e Gino Bartali facevano ruggire le loro bici sul passo del Falzarego e sul passo del Galibier negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo passato. In quel periodo le automobili erano in mano a pochi benestanti. Il boom economico era di là da venire. Le due ruote ecologiche servivano ai grandi atleti, ma anche agli operai per recarsi al lavoro. Le guidavano i ragazzi per andare a scuola. Le prendevano i postini per consegnare a domicilio lettere d’amore e bollette da pagare. Le usavano le donne. E quando tirava il vento… Negli anni Sessanta è poi arrivato il benessere. Le Fiat 600 hanno iniziato, pian piano, a sostituire le umili biciclette che sono state messe in cantina a prendere freddo. Il loro destino appariva segnato. Per mezzo secolo hanno pianto in silenzio corrose dall’umidità e infastidite dai ragni. Ma adesso sembra giunta la tanto attesa occasione della riscossa. Negli ultimi anni, a Foligno come in altre città italiane, si vedono circolare velocipedi tradizionali e altri a pedalata assistita. Édith Piaf, nel lontano nel 1945, cantava La vie en rose, una melodia le cui parole sono un inno all’ottimismo. Cara bici di via Franco Ciri, ora è il tuo momento. Fra poco ti verranno di nuovo a prendere. Il futuro sarà rosa come il tuo colore.

LUCIO TIBERI

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