Frecciarossa: la soluzione geniale?

La Gazzetta ha riportato nell’ultimo numero la sintesi delle opinioni dei Partiti rappresentati in Consiglio Comunale che, in un documento unitario, si sono espressi per l’inclusione di Foligno nell’ipotizzato percorso del treno ad alta velocità nella nostra Regione. L’unanimità delle forze politiche è oggi merce rara ed in quanto tale la registro con favore. Ma unanimità su cosa? Proviamo a ragionare. Nell’immaginario “ancestrale” di noi folignati irriducibili (e per tali vanno considerati oggi, a mio parere, tutti coloro che usufruiscono dei servizi che la Città offre e cioè un bacino d’utenza che parte dalle porte di Perugia e include Spoleto e la Valnerina e anche un non irrilevante tratto delle Marche) c’è l’idea/constatazione che, per forza del Destino ovvero per la logica ferrea dei fatti, questo territorio è al centro di ogni possibile via di comunicazione tra nord e sud e tra est e ovest. Piaccia o non piaccia è così, a meno di non fare violenza alla natura. L’impero Romano, che in tema di “logica” politica ancora fa scuola a tutti, non si è mai permesso per tutta la sua durata (!) di mettere in campo alternative a questa dorsale nord-sud e alle trasversali che da essa si diramavano e che conducevano verso l’Adriatico. Passarono i Consoli romani, vennero i cosiddetti barbari e via discorrendo. Il progresso portò i treni che furono posizionati secondo lo stesso schema. Nemmeno il Fascismo si azzardò a mettere in discussione questo “schema” prefabbricato dalla natura, nonostante il debito che aveva con Perugia che fu sede logistica della marcia su Roma! È vero che da poco si è inaugurata la SS 77 che ci collega alle Marche, opera attesa da almeno 50 anni. È vero che la Quadrilatero prevede un altro collegamento da Perugia verso le Marche, altra opera attesa da decenni. Ma i collegamenti nord-sud? E le trasversali verso ovest? E i collegamenti su Roma e viceversa da Foligno e Spoleto che non impongano la forca caudina del valico della Somma? Per parlare solo delle strade. Ma se torniamo ai collegamenti su rotaia le dolenti note divengono strazi. Che fine ha fatto il raddoppio della Orte-Falconara? Ogni tanto se ne sente riparlare più per i fallimenti delle ditte vincitrici degli appalti che per gli avanzamenti dei lavori. Seguo, come ogni cittadino della Città, questi problemi dalle notizie che riporta la stampa locale e quindi posso anche essere non perfettamente aggiornato, ma ne dubito. Quale dunque il problema cruciale? È che all’Umbria nel suo complesso manca la “visione” della strategicità delle connessioni. Non si tratta di singole Città o Comprensori o di un treno di prestigio utile ma non decisivo, ma di tutto l’organico sistema in cui si articola una Regione che va governata come una “Città-Regione”, che non può tornare all’epoca dei Comuni medioevali l’un contro l’altro armato. Nel momento in cui per uscire dalla crisi economica che ci attanaglia da quasi 10 anni si punta, dalla ricerca alla produzione, a perseguire scelte altamente tecnologiche e integrate, le così dette 4.0, rimanere con i sistemi di connessione al post II Guerra mondiale sarebbe un errore irreversibile in quanto la “concorrenza” viaggia a velocità che nessuna rincorsa, ammesso che la si inizi, potrebbe mai colmare. E non sarà una corsa veloce su Milano che colmerà il distacco.
Recenti studi di Centri di ricerca autonomi ci danno indietro rispetto alle altre Regioni del Centro. Il sistema delle connessioni, stradali o su rotaia, è basilare per la produzione, alla quale reti arcaiche impongono gabelle invisibili ma realissime dovute a queste arretratezze che la mettono a disagio verso la concorrenza. E allora faccio un’ultima domanda “naif”: viste le ultime notizie riportate dalla stampa locale, che fine ha fatto la Piastra Logistica di Foligno che qualche anno fa doveva essere la prima ad essere realizzata come cerniera dell’intera Regione? Fa parte della futura Umbria 4.0 ovvero della più realistica 0.4 che stiamo vivendo e che forse dovremo ancora vivere?  Ben venga dunque il collegamento con il Frecciarossa ma limitare le “unanimità di volontà politiche” solo a questo sarebbe come l’esigenza del famoso Conte di Spoleto che si faceva portare dal vecchio Maggiordomo il giornale del giorno prima (gettato dal barbiere) a letto su un vassoio di latta (quello d’argento gli era stato pignorato) per rispettare le forme che il suo quarto di nobiltà imponeva.

DENIO D’INGECCO

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