Gli insegnamenti ricevuti

Negli anni Venti dello scorso secolo allo scoccar della mezzanotte mio padre recitava davanti al Presepe una filastrocca in dialetto bevanate: “Che fai tu desto bellu fantillu tra er bue e l’asinillu? Che fai tra tamanto gelo e tamanta strina? Che non risponni quelle? Movete, veni a casa mia, che ce scalleremo, beveremo e magneremo”. A giudicare da come abbiamo trascorso le festività – all’insegna dell’edonismo e del sensualismo – la nostra società ha frainteso il significato di quel “beveremo e magneremo”. Ma soprattutto ha travisato quello del Natale, ridotto a meschina caricatura. Ci avevano spiegato che Dio era venuto nella nostra carne mortale per costruire in sé l’uomo nuovo e il mondo nuovo, per redimerci e non per realizzare una precaria parentesi buonista. Io per primo porgo le mie sentite scuse al Bambinello e anche a mio padre per non aver fatto tesoro degli insegnamenti ricevuti.

GIOVANNI PICUTI

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