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Che ha detto il medico?

Il Presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Perugia, nell’editoriale del Bollettino dell’Ordine (n.2/2017) indirizzato a tutti medici della Provincia, affronta una serie di problemi etici e organizzativi molto sfidanti di pertinenza dell’organizzazione sanitaria nel suo complesso. Provo a riassumere, spero correttamente, il suo articolato intervento. Argomenta: se le risorse del servizio sanitario nazionale sono limitate mentre le richieste dei cittadini si espandono sempre di più, anche in ragione dell’allungamento della vita e soprattutto da parte degli “over”, che fare prima che il sistema imploda e lasci fuori anche le nuove generazioni? Prosegue portando una serie di esempi concreti che sono emblematici nella loro semplicità e durezza. Si tratta di tutti soggetti molto anziani e messi male, come si suol dire, per i quali sorgerebbe un dubbio/problema: le cure che la moderna medicina è in grado di erogare a questi soggetti in base ai più aggiornati protocolli terapeutici assorbono troppe risorse rispetto ad una loro probabile fine imminente? Problema vecchio e ineludibile per i Servizi Sanitari Pubblici (in quelli dove vige il privato la selezione è “naturale” e cioè se hai i soldi accedi, se non li hai resti fuori), ma che va risolto nella prassi e non nella teoria. Ammesso, seguendo filo logico, che il ragionamento stia in piedi e che si decida di non insistere nelle terapie, chi assume la decisione, quale che sia? Non voglio entrare in questo tunnel ma mi limito a dire che, a mio parere, la decisione spetta al singolo e solo a lui. Gli altri entrano in ballo su un patrimonio che non è mai stato il loro: la vita della persona. La cosiddetta “aziendalizzazione” delle ASL fu preceduta da una serrata formazione dei dirigenti. All’epoca mi rimase impresso l’esempio che un docente ci fece circa l’uso delle risorse. L’esempio era questo. In guerra arrivano all’ospedale militare due soldati: uno ferito da una granata che aveva dovuto essere amputato ma si era infettato e un altro reduce da una scorribanda sessuale dove aveva contratto una malattia venerea. Il medico ha a disposizione dosi di antibiotico per curare uno solo: o l’amputato o l’affetto da malattia venerea. Nella logica della guerra a chi darà l’antibiotico? Il coro degli astanti decretò per l’amputato, eroe del Fronte. Ma il docente scosse la testa. No. L’antibiotico sarebbe andato al malato affetto da malattia venerea. Perché? Perché entro qualche giorno sarebbe guarito e sarebbe tornato al fronte. L’obiettivo era vincere la guerra. Quell’esempio mi è andato sempre di traverso. Ma poi sono riuscito a dargli un senso facendomi una domanda: qual è la guerra che stiamo combattendo? Quali sono gli “amputati” che dobbiamo abbandonare e per salvare chi? E tornando al punto, quale anziano malconcio dobbiamo abbandonare perché altrimenti il giovane della scorribanda sessuale non potrà essere curato? Come diceva don Milani: nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Di cosa dobbiamo parlare? Degli anziani che assorbono risorse o delle risorse che non vanno sprecate? Chi è senza colpa scagli la prima pietra… e con le pietre non scagliate si potrebbero costruire castelli! E concludo dicendo: lasciamo in pace gli anziani, soprattutto quelli “conciati male” sia non lesinando le cure sia rispettandoli e difendendoli dall’accanimento terapeutico. Ma uscendo dal merito “sanitario” confesso che Il problema degli anziani comincia ad andarmi a noia. Non passa giorno che il Presidente dell’Ente pensionistico non ci ricordi che pochi giovani sorreggono le pensioni degli anziani. Arriva il ministro della Sanità che dice che sono gli anziani i più grossi consumatori di medicine. Arriva l’ISTAT che, statistiche alla mano, dice che la piramide demografica si è ormai rovesciata: pochi giovani e molti vecchi. Poi arriva la notizia (una volta era l’orgoglio del Paese!) che insieme a poche altre Nazioni deteniamo il primato dei centenari. Poi arriva uno dei tanti “tecnici” nominati (con ottimi stipendi) alla “revisione della spesa dello Stato” che sentenzia che le pensioni in genere vanno riviste verso il basso… altrimenti crolla il sistema. E allora mi è tornata in mente la vecchia barzelletta del cacciatore che viene punto da una vipera in un suo punto delicato, mentre stava facendo il classico goccio d’acqua… l’amico che lo accompagnava corre al paese dal medico che suggerisce… il resto lo sapete…
Mi scuso per la conclusione di questo mio intervento ma a volte la forza icastica dei detti popolari o delle storielle è molto più maggiore di quella di grandi ed elaborate considerazioni. In soldoni che debbono fare gli anziani se malati? Debbono accettare e possibilmente accelerare il suggerimento dell’amico del cacciatore che riporto in dialetto: “ha detto lu medicu che dej murì!”.

DENIO D’INGECCO

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