durante «Integra Conad Tantucci Foligno - Sir Safety Mericat Perugia» 3ª giornata Campionato italiano di Pallavolo Maschile Serie B presso Palestra Comunale "Fausto Ciccioli" Foligno IT, 28 ottobre 2017. Foto: Michele Benda [riferimento file: 2017-10-28/ND5_3287]

Alla scoperta della “Integra Conad Tantucci”, la squadra di volley folignate

Un due tre, un due tre, un due tre, un due tre. No, non è un valzer. Un due tre ‘tum’, un due tre’ boom’, un due tre… punto. Si potrebbe descrivere così la pallavolo, prendendo spunto dai suoni tipici dei fumetti. Servizio, ricezione,

palla all’alzatore e schiacciata potentissima verso la metà campo avversaria. In realtà, sono davvero tanti i tipi di azione che possono svilupparsi nell’arco di una partita: palla salvata miracolosamente in tuffo prima che cada a terra e rilanciata al di là della rete segnando un punto, azione infinita fatta di palleggi, scambi e bagher fino al ‘boom’ conclusivo e molte altre ancora. Sicuramente numerosi lettori avranno visto questo sport in televisione, ma osservarlo dal vivo è un’esperienza totalmente diversa. Bisogna avere occhi, muscoli, cuore e testa. Occhi per vedere tutti gli spazi fino al centimetro, muscoli per colpire con forza ed essere reattivi, cuore per non mollare mai e testa per mantenere sempre alta la concentrazione. ‘Chi si ferma è perduto’, recitava Totò, mai frase fu più appropiata per la squadra Integra Conad Tantucci. La compagine di volley maschile di Foligno, guidata da mister Scappaticcio, milita in Serie B e sabato scorso ha ottenuto un’importante vittoria in chiave salvezza contro la formazione di Pescara a 5 partite dalla fine del campionato. Il risultato recita un secco tre set a zero per i falchetti, ma sarebbe riduttivo fermarsi qua senza descrivere questa squadra e questo sport. Quel che salta subito agli occhi è l’importanza della strategia e della tattica. Ad ogni battuta iniziale da fondo campo, ad esempio, i giocatori fanno dei gesti con le dita per indicare ai compagni quale schema adottare e quali movimenti fare per occupare bene il campo. Organizzazione, quindi, ma anche collaborazione e soprattutto fiducia nel proprio allenatore. I giocatori parlano costantemente con il coach, gli chiedono consigli e si fidano delle sue scelte. Lui risponde a mezza bocca, nascondendosi con il blocco degli appunti per non farsi vedere e sentire dagli avversari. Gli arbitri, come i giocatori, sbagliano, ma se tra il pubblico qualche tifoso poco sportivo si lascia andare ad insulti rivolti ai direttori di gara, in campo il clima è molto più sereno e i dodici pallavolisti dimostrano grande rispetto delle decisioni, accettando quel punto a sfavore assegnato per una svista di pochi centimetri senza obiettare. Il bello di questo sport è che non si può mai dire la parola ‘fine’. Finchè la palla non cade a terra o, come nel caso della palestra ‘Fausto Ciccioli’, non colpisce il soffitto, c’è ancora speranza di rimetterla in gioco, anche con un colpo di piede. Tanta importanza, in questo senso, assume la forza mentale: appena il Foligno ha cominciato a segnare punti a raffica, acquisendo fiducia in se stesso, il Pescara si è demoralizzato e non ha trovato la forza di reagire. Alla fine della partita la rete si trasforma e da mezzo di divisione diventa strumento di condivisione: i giocatori si avvicinano a metà campo e si danno la mano, complimentandosi tra loro prima di ricevere l’applauso del pubblico. Ah, dimenticavo, può capitare anche che un pallavolista si faccia prestare un asciugamano durante un’interruzione di gioco per passare lo straccio sul sudore colato a terra. Il parquet è troppo importante per essere imbrattato e nessuno ha voglia di scivolare e farsi male. Perché la Integra Conad Tantucci lo sa bene, anche se il suo campionato non è stato di grande livello… ‘chi si ferma è perduto’.

GABRIELE GRIMALDI

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