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Il tempo della verità

Credo che, prima di avviarci ad un’estate politicamente bollente, con gruppi di cittadini mobilitati gli uni contro gli altri, sia necessario fare un esercizio di verità sulla situazione italiana. Sui dati in primis: il debito pubblico nazionale è oggi di circa 2.304 miliardi di euro (132% del Pil). La sua punta massima era stata toccata nel luglio 2017 (2.308 miliardi) e la minima più recente nel dicembre 2017 (2.263). Il debito in Btp e in Bot è detenuto per il 6% da risparmiatori italiani, per il 32% da stranieri e il resto da Banche, Fondi, Assicurazioni e Banca d’Italia. Ogni anno lo Stato italiano deve cercare sui mercati finanziari dai 400 ai 450 miliardi di euro per rimpiazzate i titoli in scadenza. A fronte del debito complessivo, gli interessi da pagare sono oggi di circa 70 miliardi, che vanno sottratti all’avanzo primario del bilancio statale e ci condannano ad una perenne condizione di deficit (tra il 2 e il 4%) che concorre a far crescere lo stesso debito. In questo quadro la Bce di Mario Draghi ci viene costantemente in aiuto dal 2015 con il Quantitative Easing, ovvero con iniezioni di liquidità per l’acquisto dei titoli pubblici a bassissimi tassi di interesse. La fine del QE è prevista per dicembre 2018 o al massimo per marzo 2019. In ogni caso Mario Draghi lascerà la direzione della Bce nell’ottobre 2019 e sarà difficile che chi gli subentrerà sarà così sensibile ai problemi italiani.
Di fronte a questo quadro, i 5 Stelle e la Lega sollecitano l’elettorato a schierarsi contro un falso nemico e con una proposta di governo surreale. Il falso nemico è l’Unione europea. Come abbiamo appena visto, l’Europa ci ha costantemente aiutato e da quest’anno ci trasferirà ancora più soldi con i fondi strutturali riparametrati. A metterci davvero in difficoltà sul piano economico sono l’incapacità di spesa di molte Regioni, specie del Sud, dei fondi europei ricevuti, e le mosse degli investitori internazionali che ci faranno pagare più cari gli interessi sul debito pubblico. La proposta surreale è quella che prevede spese aggiuntive di circa 120 miliardi da destinare a spese correnti (reddito di cittadinanza) e per abbassamento delle tasse (Flat Tax). La scommessa improbabile di Di Maio e Salvini è che, liberando più liquidità, si rimetterebbe in moto l’economia.
Facciamo ora due semplici calcoli. Se una famiglia ha un debito insopportabile ha davanti a sé solo due strade: spendere di meno o guadagnare di più. Ma per guadagnare di più occorre investire e lavorare di più. Non si può essere contemporaneamente cicale e formiche. Su una cosa i 5 Stelle hanno ragione: che la disuguaglianza in Italia ha raggiunto livelli insopportabili e soprattutto ingiusti. Ma per far fronte a tale ingiustizia occorre muoversi con grande realismo, tenendo insieme l’idea redistributiva con i conti dello Stato. Il resto sono chiacchiere.

ROBERTO SEGATORI

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