ALEPPO, SYRIA - AUGUST 4: Syrian children ride bikes as Syrian opponents burn tires to block the ground visibility of the war crafts belonging to the Russian Army and Assad regime forces at an opposition controlled neighborhood in Aleppo, Syria on August 4, 2016.  Ibrahim Ebu Leys / Anadolu Agency

Aggiungi un post a tavola, ovvero come salvare la Siria da casa tua

Ricevo sempre più richieste su cosa si possa fare, non potendo partire per Aleppo, di fronte a quanto accade in Siria.
Il più delle volte credo di aver terribilmente deluso i miei interlocutori. A un amico che voleva fondare un’associazione ho consigliato di visitare i vicini. E di certo la lista non è completa. Quante persone si tolgono la vita per problemi economici? Forse, dovremmo iniziare a raccogliere soldi per chi nella nostra parrocchia non ce la fa più, durante i funerali. Ah già: che non siano stranieri. Mi pare giusto. E allora che i parenti comprino i fiori e agli altri si lascino le opere. Giusto far lavorare anche i fiorai, dopotutto, altrimenti l’economia non gira più. Mea culpa. Ma se vai al cimitero: compra qualche fiore per chi non ha nessuno. Perditi, cercale le tombe dimenticate. In fondo, vuoi la pace nel mondo, dovresti volerti scomodare almeno un po’. Ah no: il cimitero è grande, e il custode, e le telecamere e la gente. Ho il pollo in forno. Eh già.
Quando c’è tempo di pioggia fa’ incetta di ombrelli. Regalali. Al primo sconosciuto che passa e corre per un riparo. E al secondo, al terzo. Uno su tre ti scambierà per il pakistano che li vende e cercherà di pagarti. Uno su tre preferirà continuare a bagnarsi perché “ci deve essere una fregatura”, e allora forse ti fermerai. Ma ti assicuro: uno su tre vorrà offrirti un caffè e ti dirà cose meravigliose. E allora, certo, non avrai fermato le bombe ma avrai almeno cambiato la giornata a qualcuno. Ah già: e se ci prova, o io ci provo, e gli stupri, e, e. Ti ricorderei che stai cercando la pace nel mondo e visto che non sei Kofi Annan e probabilmente non andrai mai ad Aleppo, occorre forse un compromesso. Ma andiamo avanti. Dove hai il conto in banca? Perché forse la tua banca non è così differente ed è nella lista di quelle armate. E non fidarti di quello che dico: scrivi alla tua banca. E lo so quanto è scomodo cambiare, ma non si rivolta il mondo con un click. O forse no. Ma perché ti ostini a rispondere a ogni santo commento anti-straniero per il web? Smetti di ribattere e scrivi in privato. Ah già, troppo personale. Ma perché non chiedi piuttosto come stai al tuo interlocutore? Fa’ che se ne vada più contento dal vostro colloquio. Raccontagli, se vuoi, di quando lavoravo a Idomeni e un richiedente asilo protestava infuriato perché, per la sua nazionalità, aveva perso il diritto a passare la frontiera. A differenza di siriani, afgani, iracheni. Di quando gli ho detto che fosse inutile infuriarsi con polizia greca o non so chi, che tanto avrebbe fatto solo il gioco di chi voleva fosse un cruccio per l’Europa. E che mi commuovo ancora pensando a come quelle parole lo avessero curato, perché si era sentito guardato. Racconta di quella ragazza italiana che ha chiesto a me di spiegarle perché ce l’avesse tanto coi rifugiati. Lei. E come al suo pianto siamo rimaste in silenzio. Quante volte le era stato rubato il compagno e allora in testa le era scattato quello, che “chi veniva dopo” era lì per rubare. L’amore di cui aveva bisogno. Lei, mica l’Italia. Per favore, allora, abbi cura del tuo interlocutore. Dei suoi dolori, che non conosci. Smettila pure tu di litigare con chi abita nel tuo stesso meraviglioso paese che, tanto, chi s’incendia non serve il bene dell’Italia. Smettila di litigare con fare arrabbiato con chi la pensa in maniera diversa dalla tua che fai solo il gioco di chi vuole un’Europa divisa. Che poi sono gli stessi che foraggiano guerre e traversate. E lungi da me il complottismo, ma almeno, ti prego, inizia a pensare con la tua testa. O a chiederti perché t’incendi tanto, pure tu. E quando sei tu a postare, chiediti se stai davvero migliorando il tempo a qualcuno. A te stesso, agli altri. Conta il numero delle volte che guardi il telefono quando sei a tavola. Tieni un quaderno di quanto posti: cose inutili, rabbiose, diffamatorie, messaggi preconfezionati. Poi, dopo due settimane, chiamami, e se le hai diminuite, te lo dirò. Che se organizzi una gita fa’ che abbia spessore, meno musei e più volontariato. Te lo dirò che sono centinaia le associazioni: chi vende borsette fatte dai salvagenti dei rifugiati (Mimycri), chi croci dal legno dei barconi (Alberofelice). Te lo dirò che se devi fare un regalo bene comprarlo anche lì. Mettila in circolo la bellezza che può nascere da un dolore. Portali addosso quegli oggetti, vèstiti di quelle storie. Poi te lo dirò che è possibile ospitare un rifugiato (Caritas). Te lo dirò che in certi paesi avere il saluto di un bianco è considerato un tesoro. Te lo dirò che quando quegli stessi africani attraversano il mare lo cercano anche in te quel tesoro, e che arrivati a terra, trovano un muro. Te lo dirò.

FRANCESCA BRUFANI

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  1. Carlo
    11 giugno 2018

    bellissimo articolo. la gazzetta è la frontiera morale di foligno. l’unica rimasta?

  2. Eleonora
    12 giugno 2018

    Grazie Francesca!

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