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Umbragroup, le sfide continuano. Beatrice Baldaccini negli Stati Uniti: “Non giochiamo in difesa”

Dopo l’acquisizione dell’Azienda Thomson Aerospace & Defence negli Stati Uniti d’America con sede a Saginaw nel Michigan da parte della multinazionale italiana UMBRAGROUP S.p.A., abbiamo intervistato la dottoressa Beatrice Baldaccini che sarà la presidente della nuova società.

Cosa rappresenta per la Umbragroup questa nuova acquisizione?
Rappresenta un consolidamento in campo aeronautico per quanto concerne le viti a sfera per l’attuazione elettromeccanica perché abbiamo acquistato il nostro competitor. Oltre ad essere un’acquisizione strategica, ci permette di avere un’operation in suolo americano con un rafforzamento della leadership in questo mercato, oltre all’azienda da noi posseduta in Everett nello stato di Washington.
Quale impronta vuole dare la Umbra ad un’azienda che fattura 40 milioni di dollari e con 180 dipendenti?
Abbiamo fatto un meeting, condotto dal nostro amministratore delegato, con tutto il personale; ci siamo presentati con lo stile Umbra. Siamo andati con l’obiettivo di imparare e non insegnare nulla provando a conciliare il nuovo di Umbra e di Thomson sotto l’unico brand Umbragroup allo scopo di trovare una terza soluzione tecnologica in un atteggiamento di apertura seguendo sfide importanti. Dobbiamo ristrutturare, l’azienda non gode di buona salute, è una pianta da potare curando il personale.
Cosa vi ha spinto a comprare un’azienda malata?
Ci permetterà di entrare nell’ambito della difesa con un know how importante, ha certificazioni e riconoscimenti in ambito internazionale e ci apre la strada ad un settore nuovo per diversificare. I problemi sono più di ordine economico: occorre fare investimenti tecnologici, con personale in esubero.
I soci come hanno reagito a questa novità, avete raggiunto l’unanimità nella decisione?
Nel primo CdA l’operazione è stata bocciata. L’azienda venditrice multinazionale ci ha fatto poi una proposta più interessante e ha scelto in modo lungimirante l’acquirente; ha preferito noi ad un gruppo senza esperienza nel settore. Una volta rivista la proposta, abbiamo deciso di investire sapendo che partiremo probabilmente in perdita. Abbiamo redatto un business plan al fine di risanare nel medio termine, i nostri clienti americani vedono di buon occhio questa operazione perché dà loro una sicurezza e ci supporteranno nello svilupparla.
Quali cambiamenti vivrà Foligno con la partenza della Dottoressa Baldaccini?
Abbiamo vissuto in questi giorni il passaggio del testimone al Professor Carlo Odoardi dell’Università di Firenze, psicologo del lavoro che sarà il nuovo responsabile delle risorse umane e che collabora con noi da circa dieci anni. È stato in Olivetti per dieci anni poi è passato alla regione Toscana in qualità di dirigente e come docente Universitario, è stato per noi un consulente nella gestione delle risorse umane. Lui ha accettato di ricoprire il mio ruolo con l’obiettivo di far crescere sempre di più le risorse umane in Umbra e inoltre con lui inizieremo un nuovo business che presto vi comunicheremo.
E il ruolo in Michigan?
Io sarò Presidente del CdA, mi occuperò delle risorse umane e supporterò il general manager dell’azienda nei rapporti con il territorio e con i clienti. Mi interfaccerò con tutto il mercato e lo considero una fonte importante di arricchimento.
Cosa avrebbe pensato l’ingegner Baldaccini di questo cambiamento importante e di tutte le innovazioni che i suoi figli stanno portando nel gruppo?
Mio padre sarebbe stato molto contento nel vedere che Umbra cresce su radici e valori forti come i suoi figli.
Io vi seguo da anni, voi vi state impegnando per far crescere l’azienda, investire oggi in Michigan significa assumersi la responsabilità del rischio d’impresa. Avreste potuto godere dei frutti e invece continuate a mettervi sempre in gioco per crescere e far crescere il territorio.
Sicuramente in primis un’azienda deve sempre crescere: se gioca in difesa e si siede non investendo, non guardando al mercato, non ampliando il parco clienti e senza consolidare, non guarda nel lungo periodo ed è veramente rischioso. Noi come famiglia continuiamo ad impegnarci perché ci è stato insegnato il valore del lavoro, dell’impegno sociale, della responsabilità.
La famiglia Baldaccini, sia come azionista sia come manager, vuole dare spazio ad altri manager e ci contraddistingue il fatto che non abbiamo paura di circondarci di persone anche più brave di noi.
Sono felice di lasciare il mio ruolo ad un professionista molto stimato e alle mie colleghe, tutte ottime collaboratrici che con lui cresceranno ancora di più.
Inoltre facciamo cose che ci piacciono: nostro padre ci ha lasciato un’azienda e noi nel nostro ruolo di protagonisti cerchiamo di mantenere un ambiente che ci piace e, sulla base degli insegnamenti ricevuti, stiamo dando la nostra impronta, il nostro taglio e il sacrificio non ci spaventa. Tutti i grandi obiettivi hanno una fatica ma non siamo soli perché sostenuti da ottimi manager che credono in quello che stiamo facendo insieme a tutti i nostri collaboratori. Vedere poi come la ricchezza creata viene ridistribuita sul territorio tramite tante iniziative, in primis la fondazione Valter Baldaccini, che fanno del bene alla nostra comunità dà soddisfazione e ti senti sempre di più parte del territorio che abiti.

PAOLA POMPEI

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