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Fermare l’emorragia di umanità

Sabato sette luglio, spiaggia di Portocivitanova, due persone conversano affabilmente tra loro, sorridono e si scambiano battute in un idioma quasi comune. Sembrano, senza esserlo, due amici d’infanzia che il caso – con la complicità della nuova statale 77 – ha fatto incontrare. Uno è un ferroviere di Foligno in vacanza e l’altro uno scarparo di Montegranaro. Parlano di Ronaldo alla Juve, del brodetto di Porto Recanati (“è più buono quello di Portosangiorgio”) di ciauscoli (“una volta avviati non si conservano”) e delle meduse che hanno finalmente urticato le rispettive suocere. A rompere l’idillio arriva Costanzo di Perugia, il cognato del primo (calzini corti sotto le ciabatte di plastica di Decathlon) che si toglie una maglietta rossa e l’appende all’ombrellone. Il folignate gli domanda: “La maglietta è quella per sostenere i migranti?”. E lui, guardandolo perplesso: “Quali migranti cocco? È quella che metto per andare al Curi a vedere la partita del Grifo”. E pensare che Saviano, Fiorella Mannoia, il Gruppo Abele, l’Arci, Legambiente e l’ANPI ci si erano dedicati tanto. Il cognato, guardando sconsolato lo scarparo scrolla la testa e dice: “Più che fermare l’emorragia di umanità bisognerebbe fermarli prima che guadino il Tevere”. Morale della favola: il folignate dialoga meglio con il vicino d’ombrellone di Montegranaro che con il cognato di Perugia.

GIOVANNI PICUTI

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