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Il patrimonio naturale e artistico di Rasiglia. Quando un borgo diventa un bene comune grazie alla gratuità di molti

Luglio 2014, faccio una passeggiata a Rasiglia di domenica pomeriggio e non incontro nessuno…

Domenica 29 luglio 2018, con fatica parcheggio a Rasiglia, entro con mio marito e mio figlio nel paesino: un borgo medioevale vestito a festa e gremito di persone. Riconosco tanti dialetti di tutta Italia. Mi aspetta Milena Martini dell’Associazione “Rasiglia e le sue sorgenti”. Facciamo un giro turistico e lei soddisfa ogni mia curiosità. Com’è successo tutto questo in soli 4 anni?  In realtà tutto inizia dopo il terremoto del 1997, quando Milena e un’amica decidono di chiedere ai residenti la possibilità di aprire le loro cantine per poter riscoprire i mestieri del paese e da lì partire per realizzare un presepe vivente. Lo scenario che trovano in ogni locale rievoca la vita di Rasiglia di circa mille anni fa: tutti, gli anziani in particolare, sono felici di mettere a disposizione ciò che possiedono. Già dal 1100 esiste Rasiglia poiché nelle carte di Sassovivo si parla di Curtis de Rasilia, dove risulta un mulino e un lanificio. La presenza di chiuse antichissime fa pensare che l’acqua esista da sempre. L’acqua del fiume Menotre lavava le pelli, generava energia. Un gruppo di volontari del paese ripulisce i fondi e nel 2007 inizia a realizzare il presepe vivente. Subito dopo si costituisce l’associazione che inizia un’attività di ricerca delle fonti storiche rappresentate dai racconti degli anziani, da tantissime fotografie e dagli arnesi di lavoro emersi dalle abitazioni. I volontari rimuovono le macerie dal paese spinti dal desiderio di mettere a disposizione di tutti tanta bellezza, innamorati profondamente delle loro origini: da un piccolo germoglio tutto il paese si rianima. Il Comune di Foligno realizza la pavimentazione e in pochi anni Rasiglia diventa un museo a cielo aperto dove i tanti turisti sono stati richiamati dalle foto postate su Facebook e da programmi televisivi come Geo & Geo. Un giornalista, infatti, realizza nel 2012 un servizio cogliendo in pieno la filosofia delle persone del posto. Il vero successo sono le testimonianze di chi ha potuto gustare di questo paesaggio come se fosse il risultato di un piano di marketing integrato tra privati e settore pubblico, pianificato e pubblicizzato. In realtà è il frutto della buona volontà, del sacrificio di persone che stanno investendo tutto il tempo che hanno per riportare ogni scorcio all’originario splendore. È stato emozionante entrare nel lavatoio con la foto appesa di donne dei primi del Novecento che lavano la biancheria con abbigliamento da sera, capelli sistemati e cappelli che evocano un’epoca e uno stile di donna oggi dimenticato, due delle quali ancora vivono. Grazie alla famiglia Tonti, il borgo divenne una vera e propria industria tessile in cui era riprodotta tutta la filiera dall’allevamento delle pecore alla produzione della lana fino alla realizzazione di tessuti ed abiti. Di un vero e proprio “marchio” Rasiglia raccontano i vecchi come oggi si parla di Milano. Era conosciuta nel centro Italia e non solo, tanto che, grazie al parroco don Pietro Corradi, era stata aperta una filiale della Cassa di Risparmio (la seconda dopo quella di Sant’Eraclio) necessaria alle numerose transazioni commerciali. Oggi scuole umbre ma anche marchigiane visitano Rasiglia e i membri dell’associazione rievocano le tecniche di produzione e di tintura della lana. I bambini rimangono estasiati ascoltando le signore Bianchina e Adalgisa che consegnano in dialetto le loro memorie di quando lavoravano nei lanifici o di quando pascolavano le pecore fin dai 12 anni. Ora le stesse realizzano centrini per l’associazione, così gli anziani si sentono utili e meno soli. Prodotti artigianali vengono creati da molte signore del posto per essere venduti in una bottega aperta a giugno scorso per finanziare il restauro di un organo antico. Molti hanno investito in questa opera senza avere proventi finanziari ma grandi soddisfazioni nel vedere il proprio paese gremito di persone provenienti da tutt’Italia. Valorizzare un territorio significa non solo prendersene cura, e per questo il sig. Nazzareno è da lodare in quanto si occupa degli animali che poi faranno la loro comparsa nel presepe vivente e di tutte le piante che danno colore e bellezza al paese, ma anche riproporre l’enogastronomia tipica. Passeggiando tra canali, cascate e fonti, è possibile degustare prodotti tipici della zona ed acquistare tessuti realizzati da tre ragazze con il telaio a mano che per ripristinare i mestieri dell’epoca si sono specializzate con corsi organizzati dall’associazione. Ma non solo, poter ammirare tutti gli attrezzi esposti in ogni cantina fa entrare in un’altra dimensione e in un’altra epoca. Anche io ho potuto godere di queste emozioni in una giornata di sole terminata davanti a due taglieri e a due calici della piccola osteria che ha aperto in paese oltre al vecchio bar. L’evento Rasiglia, di cui tutti i giornali nazionali parlano, sta portando benefici economici al territorio circostante: ristoranti, trattorie, pensioni. Ha creato cioè un indotto di cui tutti stanno godendo, ma che è iniziato solo grazie alla passione di pochi, alla loro cultura, alla memoria saggia degli anziani che hanno consegnato un testimone importante ai più giovani, un ponte per il futuro del paese. Ora comprendo bene perché don Dante Cesarini nel suo libro su don Pietro Corradi fa una dedica ai membri dell’associazione “affinché i confini delle loro iniziative coincidano ogni volta con i desideri più alti e preziosi”.

PAOLA POMPEI

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