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Pellegrinaggio in Terra Santa. Sui passi di Gesù

Verbum caro hic factum est. Qui, dalla grotta dell’Annunciazione, il “Vescovo di Foligno group” (così ci identificavano) ha iniziato il suo pellegrinaggio sui passi di Gesù. Un gruppo variegato, ma animato dallo stesso spirito e accompagnato da una bravissima guida, padre Gianfranco, che con riferimenti biblici e storici supportati da dati archeologici ci ha fatto rivivere gli eventi e penetrare i messaggi. Nella celebrazione del mattino, lo stupore per il grande Mistero dell’Incarnazione ha pervaso ognuno di noi nel luogo del “fiat” e dietro a una giovanissima Maria protesa verso il futuro abbiamo seguito la processione notturna. Quasi presi dal suo stesso slancio siamo saliti recitando il Rosario ad Ain Karem, luogo dell’incontro con Elisabetta e del Magnificat. A Nazaret aleggia però anche la figura di Giuseppe nella chiesa e nella Tomba del Giusto: discendendo attraverso i resti di edifici crociati e bizantini in un sito del I secolo una tomba aperta con al lato la grandissima pietra di chiusura ci ha rimandato a quella del Sepolcro facendoci provare una forte emozione. Secondo passo: Betlemme. In raccoglimento abbiamo assistito alla S. Messa nella grotta della Natività e cantato Venite adoriamo in una delle cavità del campo dei pastori. A Betlemme è stato toccante l’incontro con una suora che dal 2006 si prende cura di bambini disabili abbandonati dalle famiglie perché disonoranti e interessante è stata la conversazione con Khalide, palestinese che studia a Perugia, che ci ha presentato la difficile situazione della minoranza cristiana in Palestina e che aspettiamo a Foligno alla Caritas o a parlare con gli studenti nel progetto “Cittadini del mondo”. Da Cafarnao sul lago di Tiberiade (attraversato in barca), snodo di strade scelto per la vita pubblica da Gesù che ci visse nella casa di Pietro di cui sono visibili i resti, abbiamo visitato i più importanti luoghi ricordati nei Vangeli: Cana, paese del primo segno, per il rinnovamento delle le promesse matrimoniali; il Giordano per quelle battesimali; il Tabor, con la preghiera per il nostro Vescovo nel luogo della Trasfigurazione; Cesarea dove l’iscrizione di Pilato ci ha confermato la presenza del procuratore romano. Con un balzo indietro nel tempo siamo giunti a Qumran, dove sono stati ritrovati i rotoli del mar Morto in cui ci siamo bagnati prima di scendere a Gerico dove Gesù guarì fisicamente i ciechi e spiritualmente Zaccheo che un grande sicomoro ricorda. Culmine del nostro viaggio è stata Gerusalemme: nel Cenacolo dove Gesù, vittima sacrificale, festeggiò la sua ultima Pasqua e istituì l’Eucaristia abbiamo cantato commossi Hai dato un cibo a noi, Signore, ma la celebrazione nella Chiesa dell’Agonia, intorno alla pietra in cui Gesù sul Getsemani provò il senso più profondo della solitudine e dell’abbandono e sudando sangue per la grande sofferenza accettò di bere l’amaro calice, è stato uno dei momenti più sentiti del pellegrinaggio insieme a quello sul Golgota cui siamo giunti attraverso la Via dolorosa percorsa portando a turno la croce. Consummatum est. Gesù concluse qui la sua esperienza di uomo. Fu deposto e messo nel sepolcro, non luogo della decomposizione per lui che era Dio ma dell’anastasis, così con la visita del Sepolcro della Resurrezione si è concluso il nostro pellegrinaggio sui passi di Gesù. Mons. Giovanni Nizzi, al termine di una così forte e profonda esperienza, ci ha augurato che il rientro nella quotidianità non sia per noi un nostalgico nostos, ma un ritorno con occhi nuovi, protesi verso una escatologica terra promessa. Ed è per questo che cercheremo di impegnarci.

MARIA GRAZIA GALEAZZI

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