ok - Una statua vivente a Foligno

Una statua vivente a Foligno

Era pomeriggio. Si stava bene all’aperto. Come spesso accade, a settembre, tante persone passeggiavano lungo le vie del centro storico. Tavoli dei bar gremiti. Gruppi di amici che parlavano tra di loro in una atmosfera serena e conviviale. La città della Quintana, in certi periodi, la si può godere in pieno. Uno di questi periodi è proprio settembre. Di solito il tempo è buono. Poche nuvole in cielo. Caldo sopportabile. In tale ameno contesto, è piacevole ascoltare frammenti di parole, di voci e di suoni accattivanti. Quando si cammina, senza fretta, si possono carpire scampoli di vari discorsi: il calcio, i cavalli della Giostra, le bontà gastronomiche di “quel ristorante in particolare dove si mangia bene e si spende poco”. Bella gente quella di Foligno. Pacifica. Che bada al sodo. Per niente volgare. In quel pomeriggio tiepido percorrevo via del Corso e ragazze meravigliose, nel loro continuo e leggiadro andirivieni, emanavano il profumo della vita, con sorrisi luminosi e un ineguagliabile modo di calpestare nostra Madre Terra. Ero dunque immerso nel “salotto” quando ho visto un mimo che si esibiva con garbo. Mi sono fermato a guardarlo. In testa aveva un cappello bizzarro. Indossava un curioso gilet bicolore: rosso davanti, nero dietro. Calzoni anch’essi neri. Piedi nudi. Alle sue spalle riposava una valigia. Davanti, da sinistra verso destra, una tazzina verde, un telefonino, una borsa e una bottiglietta di acqua minerale. Inserita al centro, proprio nel cuore della scena, una timida ciotola per le offerte. La statua vivente mi ha presto guardato. Sì, perché ero in procinto di fare la foto che potete vedere. Una volta effettuato lo scatto ho lasciato qualche monetina nel piccolo contenitore ed ho ripreso a muovermi verso Porta Romana. Gli ho quindi voltato le spalle. Dopo qualche attimo, per istinto, mi sono girato verso di lui. Ho così visto che aveva allungato il braccio in segno di cortesia. Intendeva salutarmi. Sono immediatamente tornato sui miei passi. Una calorosa stretta di mano ha suggellato una fugace amicizia. L’autunno è infine arrivato e veste i panni di un artista di strada che non rivedrò mai più. Il mare dei pensieri incombe. Il naufragio è dietro l’angolo.

LUCIO TIBERI

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