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Dono Doni a Foligno

Giorgio Vasari definisce Adone Doni “un pittore molto pratico e valente, che ha fatto molte cose nella sua patria ed in altri luoghi”. Nato agli inizi del XVI secolo

ad Assisi, dove morì il 17 giugno 1575, Adone (detto anche Dono) in effetti non fu attivo solo nella sua città di origine, dove divenne il principale responsabile del rinnovamento in chiave manierista dell’apparato decorativo nella basilica di San Francesco, ma anche in altri centri umbri, come Gubbio, Perugia, Bevagna, Spoleto. In particolare, dovette intrattenere frequenti rapporti lavorativi nella città di Foligno: è sempre Vasari – che con Dono strinse amicizia durante una sua visita ad Assisi – a riportare che dell’artista “particolarmente in Fuligno sono molte tavole”. Cosa rimane di questa intensa attività per

i committenti folignati? Nella sezione del Cinquecento della Pinacoteca di Palazzo Trinci è conservato il grande dipinto murale raffigurante il Martirio di Santa Caterina, che si trovava nella chiesa annessa all’omonimo monastero folignate e che venne staccato dalla nicchia della parete sinistra in prossimità dell’altare maggiore nel 1872 [figg. 1-2]. L’attribuzione al Doni, riportata già a partire dalle seicentesche glosse di Durante Dorio alle Vite del Vasari, non è mai stata messa in discussione. In passato venne attribuito al Doni anche l’affresco che rappresenta la T

rasfigurazione nella nicchia della parete destra della stessa chiesa [figg. 3-4]. Antonio Cristofani però riconduce la Trasfigurazione al figlio Lorenzo e in effetti si può osservare che l’opera, pur presentando caratteri riconducibili al tardo Manierismo di ispirazione romana e fiorentina, rivela, rispetto al Martirio di Santa Caterina, un dinamismo più accentuato e una maggiore autonomia rispetto al modello michelangiolesco, elementi che si riscontrano nella produzione di Lorenzo Doni. Se l’ipotesi attributiva venisse confermata in seguito all’intervento di restauro, necessario a causa delle pessime condizioni in cui versa la superficie pittorica, la presenza di un’opera di Lorenzo costituirebbe un ulteriore elemento a conferma della continuità di rapporti tra la bottega dei Doni e la committenza folignate.

Il Museo di Palazzo Trinci però conserva, a mio parere, un’altra opera di Dono Doni: si tratta di un piccolo affresco staccato raffigurante la Madonna col Bambino [fig. 5]. L’opera, che non compare nei primi inventari del museo, va secondo me identificata con l’affresco raffigurante la Vergine che Antonio Cristofani nel 1866 vede ancora sopra la porta del monastero folignate di Santa Caterina, attribuendolo proprio a Dono Doni. Il dipinto in effetti presenta la medesima tavolozza cromatica del citatoMartirio di Santa Caterina e mostra caratteri stilistici che si ricollegano alle rielaborazioni peruginesche proprie di Giovanni di Pietro detto lo Spagna e dei suoi seguaci, elementi che si individuano in modo evidente nella prima produzione del pittore assisiate.

Oltre al Martirio di Santa Caterina nella chiesa omonima, Durante Dorio ricorda altre tre opere di Dono Doni presenti a Foligno, che oggi non sono più conservate: nell’altare maggiore di Santa Maria di Betlem una tavola non altrimenti identificata, nella chiesa di San Francesco una tavola rappresentante la Madonna e i Santi Francesco e Bonaventura e infine nel duomo un affresco raffigurante il Martirio di Santa Caterina, che viene menzionato pure in un manoscritto settecentesco del Fondo Orfini; il dipinto – che adornava l’altare dedicato ai Santi Crispino e Crispiniano di giuspatronato della famiglia Varini, posto all’inizio della parete sinistra del braccio sinistro del vecchio transetto – viene citato anche nel 1626 da Ludovico Jacobilli, che definisce il Doni “pittore eccellentissimo”. L’opera andò probabilmente distrutta durante i lavori di ristrutturazione eseguiti all’interno del duomo nella seconda metà del Settecento.

Un’interessante riprova dei frequenti contatti lavorativi di Dono Doni con la città di Foligno è offerta dalle due lettere autografe dell’artista conservate nella locale Sezione d’Archivio di Stato: datate rispettivamente 1° dicembre 1566 e 12 gennaio 1573, le missive sono indirizzate ai Priori di Foligno, che scelsero di affidare al Doni la realizzazione di alcuni drappi ornamentali dipinti; in particolare la lettera del 1573 si riferisce ai pennoni destinati ai festeggiamenti del santo patrono della città, Feliciano.

Attualmente a Foligno rimangono altri due affreschi attribuiti a Dono Doni: la raffinata Natività eseguita nel 1544 per donna Finalteria di Luciano di Bevagna nel coro di Sant’Anna [figg. 6-7] e la malconcia Adorazione dei Magi strappata dal pilastro a cornu epistolae di San Domenico, oggi nei depositidella Pinacoteca di Palazzo Trinci. Attualmente la superficie pittorica di quest’ultimo dipinto, che ha risentito molto di uno strappo mal eseguito, è velata da garze poste ad evitare ulteriori distacchi di colore, per cui risulta leggibile soltanto ad uno sguardo diretto e ravvicinato. Nel primo frammento di affresco si intravede, in secondo piano, una strada percorsa da vari personaggi a piedi e a cavallo; sulla destra si scorge una fortificazione, forse un centro abitato cinto da mura. In primo piano è raffigurato un corteo con sei figure stanti, l’ultima a destra con lo sguardo rivolto verso l’osservatore. Nel secondo frammento a destra è ritratta la Madonna, con abito rosso e manto azzurro, raffigurata con le mani giunte e lo sguardo rivolto in basso, verso il Bambino; a sinistra in basso c’è san Giuseppe accovacciato, di cui si vede bene soltanto un piede. Il dipinto venne strappato nel 1863, insieme ad altri affreschi, da Ottaviano Ottaviani e Tito Buccolini.

L’attribuzione a Dono Doni, che appare del tutto plausibile, sembrerebbe confortata da alcuni documenti d’archivio la cui interpretazione risulta però problematica: si tratta di una lettera datata il 4 febbraio 1922, con la quale Léon Lelievre propone al Comune di Foligno l’acquisto di due pitture su pergamena rappresentanti la Natività e l’Epifania con l’iscrizione relativa alla data e all’autore; questa la traduzione dal francese della missiva: “Ho l’onore di informarvi che sono in possesso di due pitture antiche su pergamena rappresentanti una Natività sulla greppia e sull’altra i re Magi vestiti come signori italiani. Queste due tavole misurano ciascuna cm 80 x 58. Si legge sulla prima: MDXXX DONE ADONI DIPENZE Ella chieza di Santo Domenico in Foligno (il resto tagliato). Si legge sulla seconda: la stessa iscrizione manoscritta e in basso dei frammenti di seguito. Avrei intenzione di venderli a 550 per entrambe, imballaggio gratis, spese a mio carico. Se l’affare vi interessa, vogliate informarmi e ricevermi”. Michele Faloci Pulignani con una lettera del 15 febbraio successivo propose l’acquisto delle due pergamene da parte del Comune, aggiungendo “specialmente se sono autentiche le iscrizioni”, tuttavia non si hanno ulteriori notizie in merito.

Laura Teza, nel sottolineare la presenza a Foligno di artisti coinvolti nelle committenze farnesiane perugine e legati alla figura di Giorgio Vasari, giunge ad attribuire a Dono Doni l’interessante fregio rinvenuto nel 1998 in un vano di palazzo Trinci e raffigurante un soggetto profano di matrice neoplatonica. Veruska Picchiarelli però, partendo dal passo di Durante Dorio in cui si legge che Lattanzio Pagani da Monterubbiano “lavorò le stanze del palazzo del Governatore di Foligno et ci fece l’arme di detto Cardinale Crispo”, giunge alla più convincente conclusione che a Lattanzio non vada riferito solo lo stemma di Tiberio Crispo (visibile sulla parete sud della sala Sisto IV), ma anche il suddetto fregio. In ogni caso la decorazione rappresenta una raffinata e preziosa testimonianza della presenza nella città di Foligno di quell’arte di ambito farnesiano, della quale sia Dono Doni, sia Lattanzio Pagani furono attivi divulgatori. Quest’opera è databile, su basi stilistiche, intorno alla metà del Cinquecento, proprio perché presenta chiari riferimenti a quel gusto pittorico che si affermò a Perugia e a Foligno sotto l’egida del ricordato cardinale Tiberio Crispo, che fu legato pontificio per l’Umbria dal 1545 al 1548.

EMANUELA CECCONELLI

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