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Quintana Squisita, la giostra più bella d’Italia vista dagli occhi di chi la respira

Impegno logorante e frizioni con la città? Le basi sono solide e il futuro non è in pericolo, bisogna solo riprendere da New York”: ne sono sicuri Daniele Giorgetti, Federico Porzi e Lorenzo Ciccone, i giovanissimi amministratori della pagina Instagram Quintana Squisita, intervenuti a proposito di alcune tematiche fondamentali circa il mondo della Quintana, emerse recentemente sulle pagine della Gazzetta.

Conosciamoci. Chi c’è dietro all’umorismo e alla passione di Quintana Squisita?

Siamo tre under 25 folignati malati di Quintana: Daniele Giorgetti, Federico Porzi e Lorenzo Ciccone. Nasce tutto un anno fa dalla nostra voglia di esprimerci; precedentemente il nome della pagina era ‘La rotatoria inutile di Borroni’, creata per scherzare sul disagio provato da chiunque rimanga tristemente imbottigliato nel traffico folignate. Abbiamo poi cominciato a pubblicare sulla Quintana, e da allora non abbiamo più smesso. In primavera ci siamo trasferiti su Instagram, visto che il pubblico su Facebook è ormai frequentato da utenti per la maggior parte over 30, e il nostro obiettivo è tuttora quello di arrivare alla Quintana più giovane”.

L’obiettivo può quindi dirsi raggiunto?

Assolutamente sì. La voglia era quella di divertirsi e far divertire tutti, e i numeri dicono che ci siamo riusciti – parliamo di oltre 1800 follower, più di 180 persone per ognuno dei 10 rioni -. Abbiamo saputo dare un colpo al cerchio e uno alla botte, sbeffeggiando e celebrando a turno tutti i colori di questa splendida giostra. Ricordiamoci che Quintana Squisita è anche serietà e riflessione; la nostra massima soddisfazione è stata quando, durante le perizie seguite al tragico incidente di Wind of Passion, lanciammo l’hashtag #amatelaofacciamouncasino. Il nostro fu un grido di battaglia in difesa della nostra amata giostra, e improvvisamente ci ritrovammo tutti sotto la stessa bandiera”.

Si è detto e ripetuto che la Quintana è uno spazio sociale di aggregazione, ma rispetto al passato lo scenario è cambiato; il rione è ancora quell’ambiente sicuro capace di saldare le generazioni a contatto?

Sì, e si vede bene all’interno dei rioni. Se uno fra i più piccoli commette un errore, un adulto è sempre pronto a rimediare e ad aiutarlo. È bellissimo assistere a storie di vecchi rionali ora nonni che portano i nipotini con sé, passando loro il testimone e gettando le basi per un nuovo ciclo. Il rione è visto come un posto sicuro, se ci sono ragazzi di 10 e 11 anni è perché i genitori si rendono conto che, sebbene l’ambiente sia goliardico, c’è comunque gente seria pronta a farsi carico di controllare che nessuno si faccia male”.

È però noto che l’organizzazione della Quintana sia divenuta tanto complessa e articolata da richiedere anche ai più piccoli un impegno sempre crescente, e il rischio è quello di ammorbare il clima giocoso della festa.

È vero solo in parte, dipende dal momento. Alcuni eventi vedono partecipare quasi tutti i rionali, altri sono resi possibili dallo sforzo di quelle poche persone che sono sempre presenti. La taverna per noi diventa una famiglia, a casa può pesare ma se sei adulto la scelta è tua, altrimenti la responsabilità è anche dei genitori. C’è da dire che la componente ludica spesso è volontariamente allontanata dalle nuove generazioni, che terminato il servizio escono dalla taverna e continuano la serata per le vie di Foligno. L’impegno è certamente grande, ma i ragazzi non se ne lamentano, anzi loro stessi chiedono ai propri amici di entrare nel proprio rione per vivere la giostra insieme. Si divertono ad avvicinarsi al mondo del lavoro, muovendosi in un ambiente in cui posso fare tante nuove conoscenze.

Foligno è Quintana e Quintana è Foligno. Se un rapporto così intimo e simbiotico è veramente a rischio, parte della colpa può essere imputata alla poca attenzione da parte della città?

Foligno nell’ultimo periodo ha visto svolgersi una miriade di eventi sia invernali sia estivi, ma la Quintana non viene mai messa in secondo piano in quanto più di ogni altra manifestazione porta turismo dall’Italia e dal Mondo; non è un caso che sia stato introdotto il post cronaca in spagnolo e in francese. Purtroppo a distanza di anni la manifestazione è diventata un po’ statica, e sempre più spesso se non si è dell’ambiente o non si viene trascinati dentro da chi ne fa parte, c’è il rischio che il tutto scivoli addosso. La soluzione? Crediamo che la chiave sia continuare a introdurre nuova linfa vitale, mettendo più carne al fuoco per incuriosire e sorprendere, come è stato fatto in occasione del viaggio a New York. Il futuro non è veramente in discussione, occorre solo continuare su questa strada”.

VITTORIO BITTI

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