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Tutte le vite sono uguali ma alcune sono più uguali di altre

Molto rumore per nulla? Questa volta no, tanto clamore per qualcosa di decisamente significativo. Nei giorni scorsi Carla Padovani, consigliera e capogruppo del Partito democratico del Consiglio comunale di Verona, ha firmato a favore di una mozione contro l’aborto proposta dalla Lega. “Sono favorevole a qualsiasi iniziativa a sostegno della vita che può essere in questo caso sostegno della vita nascente oppure dell’immigrazione. La vita è un valore universale e come tale dovrebbe essere retaggio non di un singolo partito ma di tutte le formazioni politiche – ha dichiarato la consigliera nel corso di un’intervista al Tg2000. – Ho votato la mozione in cui si diceva che si stanziavano fondi a sostegno di quelle associazioni che lavorano per la vita. Sull’aborto è un fatto di coscienza. Il codice etico del Pd del 2008 parla all’articolo 2 di libertà di coscienza, la difesa della vita è un valore universale”.

Apriti Cielo! Polemiche infinite e, sinceramente, stucchevoli, anche da parte di coloro che amano definirsi “cattolici”. Si è tali quando si è a difesa della vita, sempre e comunque, in ogni sua forma. Senza compromessi. Un discorso che vale dal concepimento all’ultimo respiro, senza alcuna distinzione. Ma si è cattolici anche quando si testimoniano i propri valori senza imposizioni, perché l’amore non ci è stato imposto dal Signore della Vita.

Così viviamo nel perenne derby tra favorevoli e contrari e i cattolici non prendono le dovute e non più rinviabili distanze da quelli che potremmo definire simili ai maiali della fattoria degli animali di orwelliana memoria, capaci di imporre il seguente comandamento: “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali degli altri”. Così i bambini italiani devono avere più diritti di quelli nati nel sud Sudan, allo stesso modo i già nati devono avere il potere di decidere chi ammettere alla vita e chi no.Non tutte le situazioni hanno il medesimo valore. Non si tratta di scegliere se destinare fondi al rattoppo delle strade o se dare precedenza alla potatura degli alberi. Ci sono argomenti che necessitano di un approccio che vada al di là della tifoseria: non ci possono essere neocrociati posseduti da una paradossale furia iconoclasta contrapposti a pseudo-scientisti veteromaterialisti talmente conservatori da ritenere l’esistente scolpito nella pietra. Posizioni antitetiche su un argomento con rapido scambio di ruoli appena muta lo scenario: così chi vuole cancellare la l. 194 è spesso a favore del reato di clandestinità, chi paventa il ritorno al Medioevo se si tocca la legge sull’aborto si scandalizza se qualche giudice applica la legge sui clandestini. Viene in mente Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non seria. C’è però una speranza grazie al velo squarciato dal comportamento di Carla Padovani: che la politica si riappropri del proprio ruolo e del proprio primato, anche quando si tratta di compiere scelte scomode e controcorrente.

ENRICO PRESILLA

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