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Inaffidabile Tolomeo

Domando le generalità ad un mio assistito: “Risiede a Foligno?” e lui: “No, alla Vescia”, dico: “Certo, in Comune di Foligno”. Lui: “Beh, sì ma sono sempre vissuto alla Vescia”. Scrivo: “Foligno, località Vescia”, via tal dei tali. Mi espone il caso per cui si è rivolto al mio studio rimarcando che Pinco Pallino, l’avversario, “neanche lui è di Foligno, ma di Santuracchiu”. Gli faccio notare che la frazione di Sant’Eraclio è urbanisticamente saldata alla città di Foligno, Comune di Foligno. Mi guarda storto e dice: “Sì, ma quelli di Santuracchio so certe teppe”. Dopo avermi sottoposto la controversia mi fa con lo sguardo accigliato: “Avvocà, mi raccomando, ci vada giù pesante con la lettera che la madre di quello maledetto santuracchiese è originaria della Corvia e lei lo sa meglio de me come so’ fatti quelli de Corvia”. Rimango interdetto. Altro che sovranismo nazionale, qui abbiamo a che fare con la sovranità frazionale. Dopo esserci salutati mi cade l’occhio sulla parete della sala d’aspetto dove è appesa una riproduzione di una incisione quattrocentesca di Johannes Schnitzer che rappresenta l’Ecumene, porzione di Terra conosciuta e abitata dall’uomo, dal greco “la casa dove tutti viviamo”. La descrizione è quella di Tolomeo, sebbene il primo a disegnare una carta di quel tipo fu Anassimandro di Mileto, allievo di Talete, nel V secolo a.C. Cerco inutilmente di rinvenirvi Vescia, Santuracchio e Corvia. Ma la carta è fin troppo approssimativa. Passi pure che non vi siano riportate Vescia, Santuracchio e Corvia, ma con “Lu Centro de lu Munnu” come la mettiamo? Mai fidarsi di Tolomeo.

GIOVANNI PICUTI

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