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Una Chiesa tutta sinodale

Il pomeriggio dello scorso 3 novembre, vigilia della festa di San Carlo celebrata nell’Istituto che ne porta il nome, la viva voce dei partecipanti all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” si è fatta sentire nella nostra città per bocca del Vescovo Mons. Gualtiero Sigismondi, padre sinodale, e di Gioele Anni, consigliere giovani dell’Azione Cattolica Italiana e uditore al Sinodo. Il pomeriggio di festa ha dato spazio a un dibattito moderato da Alessandra Giacomucci e caratterizzato da molti interventi e domande da parte del pubblico interessato. “Il Sinodo comincia quando finisce”, ha esordito Gioele, che ha confermato come la grande opera di ascolto dei giovani, iniziata già prima dell’Assemblea, dovrà proseguire e raggiungere tutte le comunità cristiane, più con lo stile della sinodalità e del discernimento che con la lettera del documento approvato. È una Chiesa attenta, quella che i due partecipanti al Sinodo descrivono, una Chiesa che pur nelle differenze culturali e nella prudenza, che talvolta sembra eccessiva, vuole mettersi in discussione e mostrare empatia verso i giovani, senza venir meno al Magistero ma allo stesso tempo facendo qualcosa di più. Soprattutto, specie in alcuni argomenti difficili come quelli legati alla sessualità e alla corporeità, è una Chiesa che non presenta un asettico quadro dottrinale ma si lascia interrogare dal vissuto delle persone. È una Chiesa, infine, che si sforza di “coinvolgere” anziché limitarsi a “convocare”, a partire dagli organismi di partecipazione come i Consigli pastorali e non limitatamente alla realtà giovanile. Quali sfide attendono ora la Chiesa nelle comunità cristiane, a tutti i livelli? Innanzitutto, diffondere lo stile sinodale del “camminare insieme” e seguire il metodo del discernimento, che passa attraverso le tappe del riconoscere, dell’interpretare e dello scegliere. La sintesi più bella dell’esperienza fatta e la traccia del percorso da fare – non poteva essere altrimenti – si trovano nell’omelia di Papa Francesco per la celebrazione conclusiva dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi. “Scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto – ha detto il Papa ai giovani presentando il primo passo dell’ascoltare -; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie”. E ancora, a proposito del farsi prossimi: “La fede è vita: è vivere l’amore di Dio che ci ha cambiato l’esistenza. Non possiamo essere dottrinalisti (concentrandoci solo su formulazioni dottrinali) o attivisti (concentrandoci invece solo sul fare); siamo chiamati a portare avanti l’opera di Dio al modo di Dio, nella prossimità: stretti a Lui, in comunione tra noi, vicini ai fratelli”. Infine, il terzo passo che il Papa indica è testimoniare, rilevando come i giovani “invocano vita, ma spesso trovano solo promesse fasulle e pochi che si interessano davvero a loro”. Agli adulti resta l’invito a testimoniare la gioia dell’incontro con Gesù, “ad andare non portando noi stessi ma Gesù, ad incoraggiare e rialzare nel suo nome, a dire ad ognuno ‘Dio ti chiede di lasciarti amare da Lui’”. Questa è la consegna che l’ultima Assemblea del Sinodo lascia a tutte le comunità cristiane: essere in grado di accogliere e accompagnare. Il Sinodo, il “camminare insieme”, da evento diventa processo e rinnova la vita della Chiesa.

FABIO MASSIMO MATTONI

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