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Il nichilismo gastronomico

La cucina umbra primeggia sulle altre. A stabilirlo è TripAdvisor, le cui recensioni le fanno i clienti dei ristoranti. Nella classifica (che va da uno a cinque) siamo i primi (4.21). Seguono Basilicata (4.16), Toscana (4.13), Calabria, Trentino e Alto Adige. Se prendiamo per buoni i giudizi degli avventori statunitensi, slovacchi, ucraini, russi e canadesi, l’Umbria schizza a quota 4.35 davanti a Toscana (4.31) e Molise (4.28). Il menù umbro in chiave turistica tira. Una conferma del brillante risultato ci giunge dal premio conferito dai lettori del giornale inglese “The Guardian” al ristorante “Antiche Sere” di Bevagna, che gli anglosassoni considerano tra i migliori d’Italia: “Small but perfect”. Lì servono piccioni, pollastri ruspanti, tartufi, asparagi selvatici, ovoli, porcini, pasta e fagioli, cicoria, caccialepri, raponzoli e salumi da maiali in salute, mica i piatti stellati dei tronfi cuochi televisivi distrutti dall’ansia di prestazione. Da questi prende le distanze Vissani, che fino a qualche anno fa era assiduo a Foligno e oggi è presente a Cannara, avendone sposata la cipolla e anche a Bevagna, dove a “El Rancho” gli pillottano sistematicamente allodole e beccacce allo spiedo. “Io rispetto tutti” sentenzia il cuoco umbro per eccellenza “ma l’arte culinaria italiana senza lo spiedo e la ghiotta non ha senso”; poi aggiunge: “Cari cuochi italiani, se non torniamo alla tradizione siamo fregati”. Mentre la cucina italiana – che nei secoli nessuno era riuscito ad ammazzare – muore suicida, la cucina di mamma è ancora viva e vegeta, come insegnano Luisa Scolastra e Santa Savini. Per nostra fortuna a Foligno e dintorni ci difendiamo bene dal nichilismo gastronomico. Non sentirete mai dire da un nostro sindaco ad un intervistatore televisivo: “Mica abbiamo mai mangiato il sushi insieme”.

GIOVANNI PICUTI

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