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Quando la “prevenzione” si trasforma in “pregiudizio”

Questionario sul bullismo omofobico nelle scuole: occorre rispettare la maturità psicologica e cognitiva degli alunni ed evitare strumentalizzazioni e condanne frettolose.

Il questionario dei tre giorni è proprio fuori dal tempo”, cantavano i Bluvertigo verso la fine del secolo scorso. Si riferivano al famoso “test Minnesota”, che veniva somministrato al tempo della leva obbligatoria ai ragazzi sottoposti alla visita militare. Delle 567 domande a cui rispondere, alcune sono memorabili: “Mi piace raccogliere fiori o coltivare piante in casa, A volte sento strani odori, A volte ho dovuto trattare male persone sgarbate o fastidiose, Mi piaceva giocare a “campana” e saltare alla corda, Mi piace riparare le serrature, Mi piace molto praticare sport violenti (come per esempio il rugby), Mi dicono che mangio troppo velocemente”. Al di là di alcuni item che estrapolati possono strappare un sorriso, il “test Minnesota” è una cosa seria, frutto del lavoro di psicologi e neuropsichiatri ed è largamente utilizzato sia dal punto di vista clinico sia in ambito giuridico e lavoristico.

IL QUESTIONARIO

Ora nella nostra regione è stato predisposto un questionario da parte dell’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione) con “la finalità di garantire la sicurezza di ragazzi e ragazze, monitorando il livello dei fattori di rischio connessi alle diverse tipologie di bullismo e violenza ovvero la presenza di forme più o meno marcate di pregiudizi che ne costituiscono l’anticamera. L’indagine coinvolge 54 scuole della Regione e interessa gli studenti delle classi III delle scuole secondarie di primo grado e delle classi IV delle scuole secondarie di secondo grado. Il questionario si apre con alcune domande di tipo socio demografico”.

Il questionario, momentaneamente bloccato dal Ministero per le polemiche che ha scatenato, è rivolto ai 12/13enni e ai 17/18enni. Già il mettere sullo stesso piano queste età fa sorgere dubbi. In ogni caso, quanto sopra riportato è uno stralcio del “Modulo di autorizzazione alla partecipazione all’indagine sulla sicurezza e la prevenzione del bullismo e della violenza di genere” firmato dal professor Federico Batini, responsabile scientifico del progetto. Il professor Batini ricorda in fondo alla lettera per l’autorizzazione che “la finalità principale dell’indagine è garantire la sicurezza e il benessere dei vostri figli”.

LE DOMANDE

Si comincia con le domande (definite di tipo socio demografico dal professor Batini) volte a conoscere religione, orientamento politico e orientamento sessuale degli studenti: in quale eventuale religione si crede, con quale frequenza si partecipa, dove ci si colloca politicamente tra l’estrema sinistra e l’estrema destra e qual è l’orientamento sessuale (Esclusivamente eterosessuale, Prevalentemente eterosessuale, Bisessuale, Prevalentemente omosessuale, Esclusivamente omosessuale, Asessuale), e poi via con altre domande sulle quali esprimere il proprio grado di adesione: Nelle calamità le donne dovrebbero essere salvate prima degli uomini, Le donne dovrebbero essere coccolate e protette dagli uomini, Quando una donna ha indotto un uomo a dichiararsi, generalmente cerca di mettergli il guinzaglio, È tipico delle donne lamentarsi di essere state discriminate, quando perdono in una competizione corretta con gli uomini, Alle coppie dello stesso sesso dovrebbe essere consentito adottare bambini, allo stesso modo delle coppie eterosessuali, Quando sento parlare di una relazione sentimentale, tendo a supporre che i partner siano del sesso opposto, Inviterei senza problemi ad una festa un mio collega gay con il suo partner, Crescere in una famiglia omosessuale è abbastanza differente dal crescere in una famiglia eterosessuale.

IL RESPONSABILE SCIENTIFICO

Ma chi è il professor Batini? Leggiamo dal suo curriculum rintracciabile in rete che è laureato in Lettere e in Scienza dell’Educazione. Non è né uno psicologo né un medico psichiatra, ci piacerebbe in ogni caso capire se si pone con reale atteggiamento di ricerca o con la sicumera di chi ha la verità in tasca e cerca elementi pro domo sua. Delle tante pubblicazioni che cita nel curriculum, una ci colpisce, anche perché è liberamente scaricabile: Un’assenza ingiustificata: l’identità sessuale (Loescher, 2014). La leggiamo. A pagina 15 si parla della locuzione “contro-natura” e, nella nota, l’autore scrive: “Notevole il commento di uno degli etologi dell’Università di Oslo […], Magnus Enquist, che ebbe a dire: «Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell’omosessualità, cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire in pigiama»”. In un altro passaggio, a pagina 48, il prof. Batini fornisce altri spunti per comprendere quali siano i suoi convincimenti circa i credenti: “Notevole è infatti il dato (confermato dalle ricerche) secondo il quale le persone eterosessuali che conoscono un gay hanno un atteggiamento di maggiore accettazione verso il gruppo omosessuale, e questo è vero anche in gruppi demografici dove sono più diffusi atteggiamenti negativi, ad esempio tra le persone altamente religiose o le persone poco istruite (Batini, Santoni, a cura di, 2009; Batini, 2011)”.

GLI INTERROGATIVI

Di sicuro sorgono alcuni interrogativi che poniamo al lettore, il quale potrà scegliere di controbattere, approfondire, indignarsi o complimentarsi per l’iniziativa.

Ci chiediamo se l’età sia quella giusta per affrontare argomenti di tale importanza.

Ci chiediamo se costringere dei bambini/ragazzini (che potrebbero oltretutto ancora non essere nemmeno adolescenti) a ragionare con le categorie degli adulti e a colpevolizzarli laddove emergessero presunti atteggiamenti “borderline” non sia già di per sé una grave forma di violenza e di mancata accettazione delle incongruenze che l’età porta con sé e che ogni adulto può serenamente testimoniare.

Ci chiediamo se non sarebbe stato meglio affidare il progetto a un professionista psichiatra dell’età evolutiva.

Ci chiediamo se la presunta ricerca statistica abbia utilizzato professionisti della ricerca sociale.

Ci chiediamo se il modo corretto e democratico di indagare la realtà sia quello di condurre l’intervistato a confermare la tesi che si vuole dimostrare.

Ci chiediamo se un modo sano di affrontare l’argomento sia quello di insinuare in maniera strisciante a un dodicenne che professare una religione e/o avere un orientamento politico è foriero di bullismo omofobico.

Ci chiediamo se sia deontologicamente corretto per Istituzioni come la Regione Umbria e l’Università degli Studi di Perugia prefiggersi di contrastare pregiudizi in modo così grossolano e con ben altri e radicati pregiudizi.

Ci chiediamo se i fondi pubblici debbano servire a finanziare progetti volti all’inclusione o alla divisione.

OSSERVAZIONI CRITICHE

Decidete voi. Su una cosa siamo tutti d’accordo: non è semplice vivere il proprio orientamento sessuale e va condannato senza appello ogni atto di violenza fisica o psicologica in tal senso. Ma siamo anche tutti d’accordo sul fatto che la storia ha già emesso molte sentenze riguardo a coloro che in determinati momenti hanno individuato capri espiatori negli appartenenti a un medesimo gruppo religioso. L’atteggiamento cristiano presuppone di porsi dinanzi alla realtà con sacro rispetto, senza pregiudizi, senza condanne frettolose e inappellabili, senza strumentalizzazioni. Si parla di pluralismo, democrazia, inclusione, lotta alla violenza, ma nella mente rimane la seconda strofa della canzone dei Bluvertigo: “I professori sono quasi tutti fuori dal tempo”. Che avessero ragione loro?

ENRICO PRESILLA

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  1. Maurizio
    17 dicembre 2018

    Tentare di sradicare i pregiudizi legati al razzismo e all’omofobia è operazione lodevole, ma difficile a farsi con un questionario, specialmente a scuola.
    Anche in ambito aziendale sono diffusi corsi online seguiti da domande a scelta multipla il cui scopo sarebbe quello di addestrare alla diversità: i dipendenti devono certificare l’avvenuta partecipazione con un test finale e una firma digitale.
    Il fine è quello di proteggere l’azienda da eventuali cause o mala pubblicità dovute a comportamenti omofobi o razzisti dei dipendenti. Che la cosa non funzioni lo dimostra una inchiesta della BBC : https://www.bbc.co.uk/programmes/w3cswqtd.

    Certo che la domanda del questionario destinato alle scuole umbre: “Inviterei senza problemi ad una festa un mio collega gay con il suo partner” farebbe pensare a un riciclo di un formulario destinato a un pubblico diverso: nessun studente chiama i compagni di scuola o gli amici “colleghi “.

    Esperienza personale. Il tema dell’omosessualità venne discusso in classe durante una lezione sul canto dell’Inferno dove Dante incontra il maestro Brunetto Latini. La professoressa di italiano ci fece notare il legame umano tra queste due persone e come questo perduri in un posto come l’inferno. Una lezione di igiene mentale molto efficace, se me la ricordo dopo più di trent’anni. E oggi le sono grato per quello che mi ha insegnato “ad ora ad ora” e che andava al di là della letteratura e della grammatica, anche se allora non me ne rendevo conto.
    E non credo che un insegnamento del genere sia sostituibile da un formulario: “c’è di buono che la scuola si aggiorna on urgenza e con tutti i nuovi quiz ci garantisce l’ignoranza”, cantava Gaber.

    Ho letto per curiosità l’articolo del prof. Batini sull’identità sessuale. Il professore, che deve essere persona “altamente religiosa” visto che ha pure un diploma in Scienze Religiose dall’istituto di scienze religiose di Arezzo, si avventura anche in settori forse al di là delle sue competenze quando dà per buona la bufala secondo cui il logo della Apple Inc. si riferirebbe al suicidio dello scienziato britannico Alan Turing (The imitation game”) con una mela avvelenata.
    Ah, e Magnus Enquist sta all’università di Stoccolma non a Oslo (https://www.su.se/english/profiles/enqui-1.183241), ma questo è il meno.

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