Una città nel segno della Madonna del Pianto

Madonna del Pianto è un titolo liturgico non presente nel martirologio cattolico che regolamenta il culto delle varie solennità mariane. La sua devozione è presente quindi in alcune diocesi, per le quali la Vergine del Pianto rappresenta spesso la compatrona, ed attorno a determinati santuari. Si tratta di un culto accomunato da un medesimo sentire. A leggere le cronache d’archivio o le pagine di verbali trasmessi con cura dalle diverse confraternite, dalla chiesa di Santa Maria del Pianto in Roma al santuario della Madonna del Pianto di Fermo, dalla Beata Vergine del Pianto presso sant’Isaia in Bologna al santuario in San Michele Arcangelo a Sant’Angelo in Vado, dalla Madonna del Pianto di Castagnola, nella diocesi di Massa, fino al culto per la Madonna del Pianto la cui statua è venerata nel duomo di Cortona, si comprende che queste comunità locali hanno nel tempo rinforzato la propria identità religiosa e civile ricapitolandola sempre nella venerazione di Maria. Di fronte alla forza inarrestabile di questo sensus fidei, ogni tentativo di spiegazione risulta limitante. Nell’Evangelii gaudium Papa Francesco parla di «un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa e di essere missionari»; potremmo parlare di una incarnazione della fede stessa in una cultura che, nelle vicende dei secoli, continua a trasmettersi. E c’è dell’altro. Il culto della Madonna del Pianto è coincidente con un altro titolo liturgico, anche più diffuso: quello dell’Addolorata. Le lacrime di Maria segnano la realtà storica delle comunità cristiane: nella mistica popolare le lacrime della Mater dolorosa hanno fermato il fremito distruttivo della terra – i terremoti nella nostra città o le frane nel fermano -, hanno vanificato l’orgoglio dei contagi – il colera a Castagnola oppure a Bologna -, hanno raccolto nella rugiada della speranza le popolazioni offese dalla guerra. Non è la prima volta che a Foligno la solennità della Madonna del Pianto coincide con la domenica del Battesimo di Gesù: si potrebbe parlare anche di un Battesimo delle lacrime. Nella bella statua in terracotta nel duomo di Cortona, Maria sembra aspergere con le proprie lacrime il corpo esanime di suo Figlio. E anche da questo particolare sembra levarsi una domanda sulle onde di folla che, come correnti di risacca, riempiono oggi il nostro Santuario: perché Foligno si ritrova tutta qui? Perché una città accorre nel Santuario in questo giorno come in nessun altro dell’anno? L’eccelsa prerogativa di Madonna del Pianto, con la quale veneriamo la nostra Patrona, è una prerogativa impegnativa, che ci riporta alla radice di una realtà ineludibile, dura, densa. Di fronte alla callosità della sofferenza, alla sfacciataggine delle prove che ci appaiono schiaffi irriguardosi, noi cerchiamo – come ha scritto mons. Giuseppe Bertini – di «tenere vive le nostre radici» e ci riuniamo intorno alla Vergine del Pianto per respirare – scrive il Vescovo Gualtiero – «il buon profumo della speranza pasquale». I folignati tornano dalla Festa portando a casa le arance: simbolo di una città che vuole avere il colore solare della speranza, il succo corroborante della fede, gli spicchi gustosi e condivisi della carità?

GUGLIELMO TINI

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