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Generi alimentari

Entro e vedo la commessa seduta dietro il bancone con l’aria svagata di chi sta risolvendo parole incrociate in un disordine giovanile e odoroso, che sei mesi prima le era parso rifugio nel prezioso impiego. Il proprietario in camice bianco sta riordinando una teca di mortadelle, salami, salsicce e formaggi stagionati. Alla cassa troneggia la moglie, il cui corpo opulento e abbandonato in pieghe molli straborda dalla seggiola. Mi dice con tristezza sorridente: “Avvocà finalmente s’è deciso a fare la spesa da noi”. Le rispondo che di solito ci pensa mia moglie, che per comodità di parcheggio frequenta un grande supermercato di periferia. E lei, caustica: “Tra poco sarà ancora più periferico e più grande”. Mi mortifico. Boccaccia mia statti zitta. La donna m’investe con lo sguardo colmo di un’infinità di sfumature, che stanno a significare la tenerezza, il disprezzo, la condiscendenza, il rammarico e l’amara ironia per una sorte che poteva essere diversa. Per scusarmi – anche a nome di chi si dovrebbe far perdonare – faccio spesa per una caserma. Porto a casa di tutto, pure due etti di coppa regalati: “Provi quant’è bona, ancora la fa mio cugino di Corvia”, dice l’uomo col camice bianco. Piccole disfatte da centro storico, tetraggini disarmanti che vale la pena raccontare.

GIOVANNI PICUTI

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  1. Tommaso
    23 marzo 2019

    Sotto questo racconto ce la pubblicità della coop ………….!la madre di tutti i super mostri..cati

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