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Luogo di incontro. L’oratorio non è un parcheggio

La scuola sta per finire e la diocesi scalda i motori per la riapertura degli oratori estivi. Già due appuntamenti, il 17 e il 30 maggio scorsi, hanno visto protagonisti gli educatori e gli animatori che tra giugno e luglio accoglieranno, nelle diverse parrocchie e unità pastorali, i bambini e i ragazzi della diocesi. Luogo di crescita e di relazione, l’oratorio non è un parcheggio. Tutt’altro: l’oratorio, che a Foligno accoglie circa mille bambini l’anno, italiani e stranieri, cristiani e di altre religioni, è un’occasione di incontro e di formazione della persona. È il luogo dove, attraverso il gioco e lo sport si impara a prendersi cura del corpo, maturando una crescita integrale. È il luogo in cui si impara a godere del tempo libero, allontanando il veleno della noia e facendo esperienza della gioia. L’oratorio è lo strumento di pastorale con il quale si sperimentano la bellezza e la fatica, gratificante, della condivisione e in cui si vive un’esperienza integrale di formazione, nella vita e nella fede. Impossibile da definirsi, quindi, in maniera univoca, l’oratorio è cresciuto negli anni e i dati rilevati dall’agenzia di mercato Ipsos denotano, sì, una realtà in continuo divenire, ma, al tempo stesso, anche una dimensione sempre più radicata e ricercata sul territorio. In una società, infatti, in cui le famiglie tendono ad accudire più che a educare, l’oratorio può diventare uno degli ambienti esterni in cui apprendere la cura delle relazioni, riscoprendo il dono che, amando, si può fare di se stessi. Tutto ciò, però, diventa impossibile se si dimentica la proposta formativa degli animatori e degli educatori che incontreranno e accoglieranno i bambini, spendendosi per loro e donando la gratuità del proprio servizio. Formazione che, tuttavia, non è scontata se in Italia solo il 44% delle diocesi ha un Coordinamento degli Oratori che guida un progetto educativo all’interno del proprio territorio ecclesiastico, sebbene questo dato appaia in crescita e trovi riscontro nell’esigenza che più del 70% delle diocesi sta manifestando, di vivere momenti di formazione e preparazione per i propri educatori. Non c’è oratorio, infatti, senza educatori, ma il valore sociale che un’esperienza simile offre non può essere scisso dal confronto e dalla relazione con le famiglie per le quali l’oratorio è sinonimo di luogo di fiducia. Non si può pensare di accogliere i ragazzi, ispirarli, guidarli nel percorso educativo senza una seria proposta formativa per chi li accompagnerà. Occorrono conoscenze provate, occorre uno sguardo educato a riconoscere i talenti di ciascuno su cui lavorare, occorre imparare a essere liberi per poter accogliere e ascoltare. Scrive papa Francesco: “L’oratorio è un luogo dove si prega, ma dove anche si sta insieme nella gioia della fede; si fa catechesi, si gioca, si organizzano attività di servizio e di altro genere. Siate frequentatori assidui del vostro oratorio, per maturare sempre più nella conoscenza e nella sequela del Signore”.

ANNAMARIA BARTOLINI

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