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Eliminando i poveri non si elimina la povertà

La presenza dei poveri nella società è sempre stata una spina nel fianco. “I poveri li avrete sempre con voi”, ammonisce Gesù, additandoli come segno della sua presenza nel mondo e lanciando un monito che non può lasciare indifferenti i suoi fedeli: “quello che avete fatto a loro, lo avete fatto a me”. La politica risponde invece con più o meno forzati – ma sempre utopistici – tentativi di eliminazione della povertà, da Lenin che considera la carità come un anestetico per impedire la rivoluzione, fino a politici a noi più vicini nel tempo e nello spazio che con la loro azione promettono – anzi, annunciano come cosa fatta – l’abolizione della povertà tout-court.

A Foligno, con l’”ordine di allontanamento” – soprannominato “daspo urbano” per la somiglianza con l’analogo provvedimento relativo alle manifestazioni sportive – siamo oltre: giungiamo ad eliminare i poveri, obbligandoli ad allontanarsi per 48 ore come previsto dai decreti “bipartisan” del ministro Minniti, che lo ha introdotto limitatamente al caso di chi rendesse impossibile l’accesso alle infrastrutture, e Salvini, che ne ha ampliato l’ambito di applicabilità.

No al daspo ai poveri, sì al daspo alla povertà”. È tutto nelle parole del diacono Mauro Masciotti, direttore della Caritas diocesana, quello che una società sana deve fare nei confronti di chi è in stato di necessità, fatto salvo il doveroso intervento della giustizia nei confronti di chi commettesse reati. Allontanare i poveri perché bivaccano in una via cittadina può darci, da un lato, l’illusione che essi non esistano più e, dall’altro, l’impressione che la povertà sia un reato. Quei poveri, quelle persone che cercavano solo un posto per dormire e lo hanno trovato troppo vicino ai nostri occhi ma troppo lontano dal nostro cuore, li abbiamo solo costretti a spostarsi di qualche chilometro, con la stessa fame, lo stesso freddo e lo stesso disagio, come polvere spazzata sotto ad un tappeto.

Perché, sì, ci può essere decoro urbano anche senza calpestare la dignità umana! E la legalità c’è – soprattutto – quando è vivo un senso di inclusione, che non espelle dalla comunità le diversità – in senso simbolico quando non fisico – alimentando quella “cultura dello scarto” contro la quale tanto ci ammonisce Papa Francesco. La rete assistenziale assicurata dal nostro territorio, di cui la Caritas è parte integrante, è perfettamente in grado di prendersi cura di tutte le persone costrette a dormire all’aperto dalla povertà o da altre forme di disagio – quelle che possono anche sembrare scelte di vita -, perché possano avere una casa, un letto o un semplice riparo.

L’appello che ci sentiamo di fare al nostro Sindaco Stefano Zuccarini è a far funzionare questa rete, garantendo assistenza a persone che sono in stato di necessità e non commettono reati: provvedimenti come il daspo urbano non risolvono il problema e non hanno altra efficacia che quella propagandistica. Dare forza a questa rete assistenziale, e farlo ognuno di noi segnalando le situazioni di difficoltà e magari offrendo collaborazione diretta, significa combattere la peggior forma di degrado, che non è quello urbano ma quello umano, quello degli “scartati”, sì, ma anche quello di chi dietro un povero non riesce a vedere Cristo in persona o semplicemente un uomo o una donna con la sua storia, le sue ferite e magari i suoi sogni.

FABIO MASSIMO MATTONI

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