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Le pere cotte dello chef

L’esito delle elezioni regionali umbre è restato sullo stomaco a più d’uno. C’è chi ha preso un antiacido, chi un’alka seltzer nei casi più robusti con stati febbrili visionari, chi semplicemente è sparito, come nella canzone di Dalla. E c’è chi ha scritto su twitter; a vanvera, a quanto leggo nelle rassegne stampa. Il fatto pare sia noto. Tale Gabriele Rubini, in arte chef Rubio con tattoo, sembra aver vergato quanto segue: “La Ocean Viking sbarcherà dopo 11 fottuti giorni! Giuseppe Conte sperando d’avere qualche voto in più dai razzisti umbri, ha preferito attendere per dare l’ok. Morale? Ha preso le pizze comunque da quei peracottari e fatto ciò che doveva, in ritardo!”. Notevoli quegli 11 fottuti giorni, John Wayne! Chef Rubio col berretto sudista in testa, quello grigio coi Winchester incrociati, chef Rubio da Fort Frascati che se la Lega al dito contro lo yankee umbro: “pòzza bballá co’ tutti li lupi!”. Scenari da Ombre verdi di John Ford, da Monteluco ai piani di Castelluccio. E invece, al posto del ruggito della Metro-Goldwyn-Mayer, eccoti il barrito degli umbri offesi. Molto rumore per nulla. Razzisti e peracottari: embè? ‘Sto ragazzo pare faccia su e giù, unto e bisunto, per tutta Italia; sta spesso nei pressi del segnale preavviso di bivio – autocarri in transito, per accompagnarsi ai camionisti, da sempre raffinati soprastanti di cucina. Che avrà fatto mai? Qualcuno dice: ha aperto bocca e gli ha dato fiato. Bene! Ha fatto benissimo: è un impulsivo, un ex rugbista – mi fanno notare – e fra touche, grubber e ruck vuoi pure che si fermi a pensare? Il capo dei pentasidera, lasciando l’Umbria fatale, ha avuto pensieri tali che il nucleo idroelettrico di Terni ha rischiato un’interruzione; per non parlare del germano di Montalbano, cupissimo e immusonito (“io non ci volevo venire qui, non la volevo, io,’sta cosa!”) o certe nobiltà claudicanti per le quali da domenica sera l’Italia è una repubblica di diciannove regioni (Lecce più Lecce meno. Ma il Lecce è esperto a far perdere Roma e consegnare gli scudetti a blasoni bianconeri. ‘Sti piccoletti!). E allora tocca prendersela per quel che ha detto Rubio? Che poi il ragazzo s’è ripreso. E ha corretto così: “Razzisti umbri sta per ‘quei razzisti tra gli umbri’, sennò avrei scritto ‘umbri razzisti’. Peracottari se il soggetto è Conte è ovvio che mi riferisco ai suoi avversari politici e non agli abitanti umbri”. Un cinguettio ambiguo, ma va apprezzato lo sforzo. Al netto dei congiuntivi, ci può stare benissimo che, nei bruciori di stomaco dello chef, gli umbri siano razzisti e pure peracottari. L’analisi logica, poco abituata a mischie, baruffe e tafferugli, inoppugnabilmente indirizza quei peracottari proprio ai razzisti del cuore verde d’Italia: altri soggetti saranno sottintesi, ma solo nel menu dello chef. Nella grammatica, in questo caso, no. Epperò prendersela per questo, suvvia! Chi in vita sua non si è mai sentito razzista almeno una volta, alzi la mano. Io lo sono fin da piccolo; ero un fan sfegatato della razza umana nei confronti dell’impero delle tenebre della regina Imika. Io Ikima, Amaso e Mimashi – i tre ministri dell’oscura sovrana – li ho sempre schifati. Lo dico. E quanto alle pere cotte: chef! Pere cotte al vino: altro che le crêpes valesca a la sauce supreme! E sto a dirlo a lei? Siamo gente alla buona e al bouillon royale abbiamo sempre preferito i rigatoni. Piuttosto è un altro il cinguettio che mi turba; un allegato al post di Rubi(cond)o in cui si spiega come “l’Umbria sia da almeno dieci anni la prima regione in Italia a morire per overdose di oppiacei”. A parte anche qui la grammatica, che vuole dire il Paul Bocuse de noantri? Perché poi insiste e rivela che “l’Umbria è la prima piazza di dumping in Italia”. Cioè? E che c’entra con le elezioni regionali? I cinguettii sono collegati oppure è una starnazzata così? Se questa clamorosa occasione mancata di tacere fosse una (malriuscita) battuta, cosa dovremmo derivarne? Razzisti, peracottari e pure aficionados ad alcaloidi che non consentono di crocettare il marchio giusto? Io direi di chiuderla qui, che la questione prenderebbe diversamente una strada seria del tutto discordante da tante sciocchezze. E ci vuole rispetto. Per il resto che dire: qualcuno, in città, sostiene che chef Rubio ci abbia dato del fascisti. Va beh, ma questa è noia. Io risolverei la questione invitando in Umbria il rosicone (che tra l’altro da queste parti c’è già stato ed ha gradito). Abbiamo il vino, le lenticchie, la crescionda. E anche l’olio.

GUGLIELMO TINI

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  1. Maurizio
    10 novembre 2019

    Bello questo articolo. Degno dei segni barocchi. Per capirlo fino in fondo mi son dovuto documentare. Qui:
    https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/razzismo-eroina-chef-rubio-incredibili-post-umbria-135288
    Da “ex” umbro mi piace semplificare: lo chef insinua che, per guadagnare voti, bisogna mostrarsi duro nei confronti dei disperati che vogliono sbarcare in Italia. Teoria sbagliata: anche se ti mostri duro, perdi lo stesso.
    Però fa pensare, o no?, che oggi ci sia qualcuno che pensa che, per vincere le elezioni, bisogna essere contro quei disperati.
    Infine, non sottovalutiamo il rugby: oltre alla touche, al grubber kick, alla ruck, c’è un’altra parola che contraddistingue lo sport: “respect”. Magari non si è bravi in grammatica, ma si impara a convivere con i propri errori e ad accettare quelli degli altri. E non è poco.
    https://www.sueddeutsche.de/muenchen/fuerstenfeldbruck/der-ferienreporter-kopf-kraft-takt-1.3124514!amp

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