Si è innamorato della nostra povertà!

La solennità del Natale del Signore, memoria e profezia del suo Avvento, richiama alla mente tanti ricordi legati all’infanzia e alla fanciullezza. Ogni anno ero solito scrivere a Gesù Bambino per presentargli la lista dei doni che avrei desiderato ricevere; prima di chiudere la lettera la sottoponevo a mamma, incaricata di spedirla, la quale mi censurava diverse richieste, invitandomi a limitare all’essenziale le mie pretese e persino le mie attese. L’argomento che mi faceva abbandonare il proposito di insistere era sempre lo stesso: “Nel mondo ci sono tanti bambini poveri e bisognosi che muoiono di fame!”.
Ricordo che un anno, dopo aver spedito la lettera, il parroco mi rivelò che Gesù Bambino non c’entrava niente con i regali natalizi, perché erano confezionati dai genitori! Tornai a casa di corsa e, trafelato, raggiunsi i miei genitori che si trovavano a seminare il grano e subito dissi loro: “Ma è proprio vero che Gesù Bambino non c’entra nulla con i regali di Natale?”. Grande fu il loro imbarazzo, forse perché avevano già acquistato qualche giocattolo. La risposta non tardò ad arrivare: “A noi non risulta!”. A quella risposta, così decisa, non opposi resistenza, ma non esitai a replicare e, rivolto a mamma, dissi. “Hai ragione, perché tu fai sempre tante storie prima di comprarmi qualcosa”. Mamma rimase di stucco; ho viva nella memoria del cuore l’istantanea del suo volto, che affidò al silenzio ogni commento!
Quell’istantanea è riaffiorata alla mia mente quando all’inizio dell’Avvento un giovane genitore mi ha confidato che a causa della perdita del posto di lavoro non avrebbe potuto comprare i doni natalizi attesi dai suoi figli. Di fronte a quella sofferta confidenza ho tentato di sciogliere l’imbarazzo dicendogli. “È la volta buona per dire loro che Babbo Natale è un’invenzione ridicola dei nostri tempi: è il “corriere”, con il sacco vuoto, di un mondo che ha smarrito il senso dello stupore per le cose semplici e la misura alta della gratitudine per ogni cosa, anche se piccola. Mentre parlavo mi sono accorto che il mio interlocutore aveva gli occhi lucidi; ho inteso dal suo sguardo che avrebbe fatto fatica a spiegare ai suoi figli quanto gli stavo suggerendo. Subito ho provveduto a cambiare registro e gli ho detto: “Quest’anno allestisci il presepio assieme a tutta la tua famiglia e fa’ in modo che appaia chiaramente che il Signore si è innamorato della nostra povertà”. Dopo aver dato questo consiglio gli ho ricordato le parole del celebre canto natalizio, composto da sant’Alfonso Maria De’ Liguori: “A te che sei del mondo il Creatore, mancano panni e fuoco, o mio Signore. Caro eletto pargoletto, quanto questa povertà più m’innamora, giacché ti fece amor povero ancora”.
Il Signore si è innamorato della nostra povertà! “Da ricco che era – scrive san Paolo -, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9). Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, si è reso in tutto simile a noi fuorché nel peccato (cf. Fil 2,7-8; Eb 4,15). “La ragione di tutto questo – osserva Papa Francesco – è l’amore divino, che è grazia, generosità, desiderio di prossimità (…). La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze”.

+ Gualtiero Sigismondi

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