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Chiesa in uscita, la testimonianza laica del Preside Cavicchi

Presso la sede storica del Liceo Classico di Foligno a Palazzo Barnabò è stata ricordata la figura del prof. Maurizio Cavicchi, preside del “Frezzi” dal 1978 al 1989. Tre docenti universitari – Mauro Volpi, Renato Covino, Roberto Segatori – hanno tracciato il profilo intellettuale, politico e morale di questo uomo della terra umbra, come titola il libro Scritti in memoria di Maurizio Cavicchi curato dalla figlia Alba. Le memorie raccolte raccontano importanti segmenti di storia umbra: politica, culturale e scolastica. Cavicchi è stato infatti sindaco a Passignano per quasi vent’anni, insegnante e Preside di lungo corso, “un fedele critico” di Aldo Capitini, uno dei “capitani coraggiosi” della sinistra socialista in Umbria, un laico “critico e dialogante”. Il libro documenta anche la stima dei docenti del “Frezzi” per il loro Preside. C’è pure un’Appendice su Il rapporto Chiesa-mondo, richiamata dal prof. Segatori come meritevole di attenta rilettura sia per il metodo, sia per il contenuto. Si tratta di un intervento, fatto dal prof. Cavicchi al Convegno Ecclesiale Regionale “La Chiesa in Umbria per la promozione umana” (Assisi 1978), che noi avemmo la fortuna di ascoltare e che abbiamo poi segnalato alla figlia. Nelle battute conclusive, Cavicchi si domandava se il Cristianesimo e la Chiesa, in Umbria, fossero oggi marginalizzati, quasi un residuo del passato. La risposta – partendo da un’affermazione del libro del Vescovo di Terni Mons. Santo Quadri La Chiesa faccia il suo mestiere: “Il Cristianesimo è stata l’anima della società rurale, lo può essere della società industriale e post-industriale” – mantiene dopo quasi quarant’anni una sorprendente attualità, soprattutto per la “Chiesa in uscita” di cui parla Papa Francesco. Io credo che lo spazio per una tensione religiosa nell’ambito del mondo contemporaneo ci sia e ampio. Prima però bisognerà attraversare la notte, perché l’alba dobbiamo costruirla noi, tutti, insieme. Il momento è grave, ma esaltante proprio perché tutto è rimesso in discussione. Bisogna allora avere il coraggio di riproporre un dibattito del tipo di quello che animò la chiesa di Gerusalemme nei suoi primi venticinque anni, il dibattito fra Paolo e Pietro. Cristiani, forse, non sono solo quelli chiusi dentro le mura di Gerusalemme; credo che si debba uscire all’aperto e cercare tra i “Gentili” dove ci sono uomini, anche lontani dalle forme liturgiche, ma che sono pieni di fede e capaci di sacrificio e di lotta per la redenzione di tutti. In questa prospettiva Cavicchi rispondeva che la Chiesa umbra è appesantita, oggi, da una grave eredità, ma ciò non vuol dire che sia senza prospettive. Anzi: il Cristianesimo ha grandi possibilità di affermazione in un mondo che sia non soltanto “industriale e post-industriale”, ma “post-borghese e post-capitalista”. E terminava leggendo una preghiera di Don Mazzolari che lo aveva particolarmente colpito: “Sei venuto per tutti, per coloro che credono e per coloro che dicono di non credere, gli uni e gli altri, a volte più questi che quelli, lavorano, soffrono, sperano, perché il mondo vada un po’ meglio”.

ANTONIO NIZZI

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