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Alla ricerca del tampone perduto

“Non facciamo a scarica barile: qui di barili siamo pieni”. L’amara osservazione mi è sollevata con un tono velatamente esasperato. Ne percepisco tutta la fatica di chi occupa, professionalmente, un ruolo per il quale dovrebbe poter aiutare e, invece, non ne ha gli strumenti. Quando l’operatore sanitario mi aveva comunicato l’isolamento fiduciario, mi aveva trovato preparata alla notizia. Dal pomeriggio precedente, una valanga di messaggi aveva anticipato la sorte cui ero destinata assieme a buona parte di colleghi e alunni. Avrei solo dovuto attendere il 24 ottobre per effettuare il tampone. Poi l’esito avrebbe sciolto ogni dubbio. L’idea di trovarmi ad attendere in coda per ore, mi aveva suggerito di uscire da casa quando ancora era buio. L’ora e mezza di attesa – non risultando più tra i prenotati per la mattina – prima che il medico dell’Usca assolva tutta la burocrazia e mi pratichi il tampone, scorre veloce. […]

ANNAMARIA BARTOLINI

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