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A Betori e Buoncristiani il “Giglio d’oro”

Al “San Carlo” il conferimento dell’onorificenza ai due prelati profondamente legati alla città. L’arcivescovo di Firenze: “Foligno mantenga la sua dimensione umana”. Quello emerito di Siena: “tornare qui è sentirsi a casa”

Un’onorificenza per aver portato in alto il nome della città. È il “Giglio d’oro” che, la Pro Foligno del presidente Luca Radi ha conferito, per il 2023, all’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, e all’arcivescovo emerito di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, monsignor Antonio Buoncristiani. Due folignati, di nascita il primo e di adozione il secondo, che tanto si sono spesi per la città e per la Diocesi. Un impegno premiato appunto durante una cerimonia al rinnovato teatro “San Carlo”, tra l’altro luogo importante soprattutto per la storia del cardinale Betori. Una cerimonia molto partecipata che si è presto trasformata in un momento di incontro e confronto, attraverso cui i due alti prelati hanno avuto modo di raccontare e ricordare. Due carriere diverse, quelle di Betori e Buoncristiani, più o meno lontane dalla propria terra: eppure il loro legame con la città della Quintana è rimasto sempre profondo. Il primo, come detto nato all’ombra del Torrino, è stato ordinato sacerdote dal vescovo Siro Silvestri nel 1970. Tra le altre cose, sempre in termini di radici con il nostro territorio, ha pure ricoperto il ruolo di parroco di San Michele Arcangelo di Cave. Dal 1973 al 1979 è stato assistente diocesano dell’Azione cattolica di Foligno, dedicandosi successivamente alla pastorale giovanile cittadina. Nel 2001 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei) e nel 2008 è diventato arcivescovo di Firenze. Anche fuori dai confini nazionali, invece, il servizio di Buoncristiani, nativo di Cerreto di Spoleto. Dopo essere stato nominato parroco – sempre da Siro Silvestri – nel 1968, è stato segretario della visita pastorale e del sinodo diocesano di Foligno, nel 1976 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede diventando consigliere di nunziatura in Costa Rica, Zambia e Malawi. Nel 1981 il suo rientro in Diocesi e la nomina a vicario generale. Esperienze diverse, insomma, raccontate dai due in occasione della cerimonia del “San Carlo” condotta dal direttore di questo settimanale, Fabio Luccioli. Tante le riflessioni emerse e i temi toccati, tra aneddoti e ricordi. A cominciare da quello che i due prelati hanno offerto rispetto ad una figura tanto importante per loro quanto per la Diocesi e la città di Foligno: quella cioè di monsignor Giovanni Benedetti, vescovo emerito scomparso nel 2017 che incentrò il suo servizio pastorale sulla sinodalità al grido di “camminare insieme”. “È stato il vescovo che ci ha educati ed accolti in seminario – ha ricordato Betori -, un padre e un fratello affettuoso che riusciva ad aprirci orizzonti teologici unici”. “Nostro rettore in seminario – gli ha fatto eco Buoncristiani -, persona che ci ha voluto bene e vescovo in sintonia con il suo presbiterio”. Da qui i ricordi affiorano prepotenti. E allora Buoncristiani non manca di apostrofare come “bellissimi” gli anni in cui era parroco di Volperino. Mentre Betori, dal canto suo, narra dei luoghi della città che più di tutti lo emozionano ancora oggi: tra questi piazza San Domenico dove è nato, l’Abbazia di Sassovivo che lo riporta con la mente al periodo del seminario, la cattedrale e Cave, “dove sono stato parroco – ha detto – e ho imparato a fare il prete e ad incontrarmi con la comunità”. E lo stesso cardinale si è poi soffermato proprio su Foligno e su come la ritrova quando vi fa ritorno… (Continua…)

di MATTEO CASTELLANO

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