Mons Giuseppe Betori

Il 4 novembre di mons. Betori

Nel giorno di S. Carlo l’Arcivescovo di Firenze esce incolume da un attentato e risponde alla Gazzetta

La sera del 4 novembre ci è giunta improvvisamente la notizia di quello che potremmo definire un attentato a Mons. Giuseppe Betori, illustre figlio della nostra terra, e del ferimento del suo segretario. Pur sapendo che don Giuseppe era illeso, siamo rimasti sconcertati e abbiamo ripercorso con la mente gli anni di amicizia e di apostolato, di cui ci ha fatto dono.
Mons. Betori è nato a Foligno, in questa città è stato ordinato sacerdote e qui ha ridato vita all’Istituto San Carlo, luogo di incontro e di formazione a vasto raggio per i giovani di Foligno: ci è sembrato un miracolo che si sia salvato e che ciò sia accaduto proprio nel giorno della festa del santo. Il giovane sacerdote, grazie alla sua cultura (è Dottore in Sacra Scrittura ed è uno dei maggiori biblisti esistenti oggi in Italia) e alle sue capacità, ben presto è stato chiamato a Roma per incarichi molto impegnativi. Tra le innumerevoli sue responsabilità ricordiamo la stesura del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, l’attuazione del Concordato con lo Stato Italiano per l’insegnamento della Religione Cattolica e soprattutto la sua pluriennale attività di Segretario della Conferenza Episcopale Italiana. Ma tutto ciò non gli ha fatto dimenticare la sua città. Qui infatti è stato consacrato Vescovo il 6 maggio 2001 dal Cardinale Camillo Ruini. Da qualche anno è Arcivescovo di Firenze: splendida Diocesi, grande e vivace culturalmente e socialmente. In questo momento ci sentiamo molto vicini a lui, gli assicuriamo le nostre preghiere e gli auguriamo di proseguire il suo proficuo lavoro a servizio della Diocesi in serenità e nella totale dedizione al Signore, come ha voluto scrivere nel suo motto: “DEO ET VERBO GRATIAE”. Lo abbiamo anche contattato per conoscere direttamente da lui il suo stato d’animo e per manifestargli l’affettuoso ricordo dei folignati.

Eccellenza, sia lei che don Paolo Brogi, il suo segretario, avete rischiato realmente la vita. La ricostruzione dei fatti lo dimostra. Si ritiene un miracolato?
Siamo tutti sotto la protezione del Signore. Ogni giorno. Lui conosce tutti i capelli che abbiamo sulla testa… ed io e don Paolo ne abbiamo tanti. In questo caso l’ho sentito vivo dentro di me nella serenità che mi ha donato in un frangente così complesso.

Se l’aspettava un affetto e una solidarietà come quelli dimostrati in questi giorni nei suoi confronti da parte di tutti e da tutte le parti, che non aveva niente a che vedere con le formalità del caso?
Che la gente di Firenze e della Diocesi mi avesse circondato di affetto fin dal primo giorno l’ho sempre saputo e constatato. In questa circostanza, se possibile, l’affetto si è moltiplicato anche per i messaggi che venivano dalla mia Foligno ed è stato per me una grande risorsa d’incoraggiamento. Come ho già avuto modo di dire, dopo la fede in Dio questo affetto è il più bel dono che mi è stato dato in questi giorni, insieme alla dedizione di don Paolo, il mio segretario, e il sostegno di tutti i miei collaboratori.

Foligno ha vissuto con apprensione tutta la vicenda, che cosa si sente di dire ai suoi concittadini?
Che gli voglio bene! Non posso certo dimenticare la città che mi ha dato i natali, mi ha aiutato a crescere e i tanti amici che ho ancora a Foligno. Sono certo che sono ancora nel cuore dei folignati e ne sono orgoglioso.

© Gazzetta di Foligno – ENRICO PRESILLA

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