conclave

È tempo di conclave

Il termine conclave deriva dal latino, e vuol dire sala che può essere chiusa a chiave, derivando da cum clave, cioè “(chiuso) con la chiave”. Usualmente indica sia la sala in cui si riuniscono i cardinali per eleggere il nuovo Papa, sia la riunione vera e propria. Il primo Pontefice eletto cum clave fu Gelasio II, il 24 gennaio 1118 all’unanimità dai cardinali riuniti nel Monastero di San Sebastiano sul Palatino, luogo segreto e chiuso al pubblico, scelto appositamente per evitare interferenze esterne da parte dei monarchi europei sulla scelta del successore di Pietro. Nel 1198 i cardinali si riunirono per la prima volta in clausura, ma la decisione dell’isolamento della riunione cardinalizia fu stabilita solo nel 1274 dal Concilio di Lione II, per impedire i ritardi, i tentativi di influenza esterna e le corruzioni che in diversi casi si erano verificati. L’evento storico che diede il nome di Conclave alla elezione dei Pontefici, fu il caso eclatante che si ebbe dopo la morte di Clemente IV nel 1268, quando la città di Viterbo fu sede dell’elezione papale durata dal 1268 al 1271. Dal momento che i 19 cardinali riuniti non riuscivano ad eleggere un papa, dopo 19 mesi di sede vacante, la città rinchiuse e letteralmente segregò i cardinali nel palazzo vescovile, li mise a pane ed acqua e scoperchiò il tetto finchè non fu eletto Gregorio X. Fu lo stesso pontefice, poi, per evitare simili ritardi, ad introdurre norme più rigide sull’elezione, con la costituzione apostolica Ubi Periculum promulgata durante il Concilio di Lione II. I cardinali dovevano riunirsi in un’area chiusa e non avevano diritto a stanze singole. Nessun cardinale poteva farsi assistere da più di un servitore, a meno che non fosse infermo. Il cibo doveva essere somministrato attraverso una finestra e dopo tre giorni i cardinali avrebbero ricevuto solamente un pasto al giorno; dopo cinque soltanto pane, vino ed acqua. Durante il conclave inoltre nessun cardinale poteva ricevere alcuna rendita; inoltre, durante tutto il periodo della Sede vacante le rendite ecclesiastiche dei porporati erano trasferite nelle mani del Camerlengo, che le avrebbe poi messe a disposizione del nuovo Papa. Questa prassi della Chiesa dimostra tutta la sua saggezza e praticità. Un metodo efficace da proporre e riproporre ai nostri politici, al nostro Consiglio Comunale da mesi in balia di se stesso, al Parlamento fino al Governo, annebbiato dalle quotidiane fumate nere. Il Conclave fu espressione di una matura e responsabile incoscienza democratica del popolo: forse oggi manca proprio questo. Se poi non fosse sufficiente neppure un CUM CLAVE, sarà il tempo di agire “CUM CLAVA”!

© Gazzetta di Foligno – GIOVANNI ZAMPA

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