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Raggi e BPS: come finirà?

Il presidente di Coop Centro Italia si dimette dal Consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Spoleto. Duello tra PD e PDL

Giorgio Raggi, presidente di Coop Centro Italia, si è dimesso dal Consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Spoleto, ufficialmente per contrasti e divergenze riguardo al piano industriale presentato dal presidente, lo spoletino Giovannino Antonini. La Coop, con una partecipazione azionaria del 3,5% nell’istituto di Piazza Pianciani, ha puntato da anni molto sulla Banca Popolare, come “alleato” finanziario dell’attività commerciale. Ora Raggi non è più consigliere – anche se, dichiara, il rapporto tra Coop e Bps resterà saldo – e contesta scelte della presidenza, forse quella di non accettare un aumento di capitale.

Alle dimissioni del presidente Coop Umbria sono seguite quelle dei quattro consiglieri nominati dal Monte dei Paschi di Siena, altro socio, al 26% della Bps, causate da scarsa considerazione nel Consiglio di amministrazione. La Popolare di Spoleto, banca degli umbri come recita la pubblicità, si vanta di essere istituto di credito di proprietà non esterna all’Umbria; infatti la maggioranza del capitale è di Spoleto Crediti e Servizi. Di recente la Banca d’Italia ha valutato sfavorevolmente le strategie di politica aziendale di Bps e invitato la sola presidenza a dimettersi, mentre non ha sfiduciato il direttore generale Alfredo Pallini, ex funzionario dello stesso Istituto di Vigilanza. La Bps ha 750 dipendenti e 110 sportelli, oltre che in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, Toscana e nel Lazio.

La vicenda della banca spoletina fa scendere in campo i politici. 25 deputati di Centro-destra scrivono al ministro Tremonti per avere chiarimenti sulle osservazioni della Banca d’Italia, che sfiducia il presidente e non il direttore. Gli stessi sospettano interventi di esponenti del PD per affondare Antonini, uomo riconducibile non certo alla sinistra, e favorire un incremento di quote di capitale da parte di Coop Centro Italia e Coop Tirreno. Sull’onda della vicenda Bps. il consigliere regionale del Partito democratico Andrea Smacchi propone la nascita di una banca regionale per lo sviluppo con risorse pubbliche e private, perché il modello bancario in Umbria non sarebbe grado di aiutare concretamente le imprese regionali. Intanto i consiglieri di Bps rimasti (9) a maggioranza danno fiducia al presidente Antonini. Si sta giocando così una partita a scacchi su una delle poche banche rimaste a maggioranza “umbra”. Lo scontro sarebbe tra PDL e PD per avere un istituto di credito amico.

© Gazzetta di Foligno – GIANCARLO ANTONELLI

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