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BEATRICE D’AMERICA, ATTO SECONDO

Una chiacchierata con Beatrice Baldaccini che porta avanti i valori di Valter, padre e fondatore dell’UmbraGroup.

Come procede in Michigan? Quanti sono i dipendenti occupati in questo momento in azienda?

L’azienda procede bene, abbiamo dovuto sanare molto ma siamo molto soddisfatti. In questo momento abbiamo circa 160 dipendenti. Siamo supportati da alcune figure professionali che da Foligno fanno i pendolari e altri invece che come me sono distaccati per un periodo di circa 3 anni.

Di che cosa ti occupi ora in azienda?

Mi occupo di Risorse Umane e di facilitare il processo di integrazione con il resto del Gruppo. La fase di post-acquisizione è molto delicata dal punto di vista culturale e dei processi. Un’azienda è composta da persone e il costruire relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco richiede impegno e competenze specifiche. Dall’anno scorso ho avuto il coordinamento di tutti gli Stati Uniti e quindi seguo anche lo stabilimento di Everett, nello stato di Washington, dal punto di vista delle Risorse Umane.

Quanto l’esperienza lavorativa vissuta accanto a tuo padre ti è stata utile in America?

Da mio padre ho imparato molto. Prima fra tutte la capacità di dialogo e il saper ascoltare opinioni diverse. Mi sforzo molto di approcciare un confronto, a volte anche difficile, sospendendo il pregiudizio e ascoltando attentamente l’opinione dell’altro. Poi però, occupando un ruolo apicale, so che devo fare sintesi e prendere la decisione migliore che salvaguarda il bene collettivo e non del singolo individuo in quel momento. Mio padre mi ha insegnato che coprire ruoli apicali a volte non significa affatto popolarità… Devi saper prendere decisioni difficili e portarle avanti con determinazione.

Ho avuto modo di leggere che sei stata premiata da Emmaus House, di che cosa si tratta?

È il primo progetto della Fondazione Valter Baldaccini negli Stati Uniti, in Michigan, nella città di Saginaw. Emmaus House è una realtà fondata da due suore illuminate che da oltre trent’anni si occupa di donne. Donne con un passato complesso, spesso segnato da abusi, dipendenze e violenza. Provengono da carcere o da centri di riabilitazione ed Emmaus rappresenta un ponte tra il carcere e una vita autonoma che restituisca loro dignità.

Perché sei stata premiata e qual è stato in concreto il supporto della Fondazione?

Una mia collega ed io siamo state premiate come “Angel of the year 2019” (Angelo dell’anno 2019) per l’impegno profuso a sostegno delle attività della missione. Inoltre la Fondazione ha sostenuto finanziariamente il costo di una house manager per l’intera annualità. La house manager è un ruolo coperto da una delle signore in riabilitazione che dopo alcuni mesi in cui ha da dato prova di essere autonoma e capace di saper gestire la sua quotidianità viene affiancata alle signore che ancora stanno all’inizio del percorso e che come primo passo devono andare a vivere in una casa singola sotto, appunto, la supervisione di una house manager. È un percorso di riabilitazione che nella maggior parte dei casi sta funzionando.

La fondazione sta operando ormai in diverse zone del mondo, in qualità di Presidente potresti illustrare ai nostri lettori le missioni e le opere che sono in essere e dove sono collocate geograficamente?

La Fondazione basa la sua missione su tre pilastri: Famiglia, Educazione e Lavoro. Promuoviamo dei progetti a livello locale e internazionale che supportino famiglie fragili, dei percorsi educativi per i giovani che senza il nostro aiuto non avrebbero accesso allo studio e facilitiamo l’inserimento lavorativo di donne e uomini che cercano una seconda possibilità di riscatto nella vita. Oggi abbiamo dei progetti attivi in Umbria, Africa, Kosovo e Michigan.

È uscito un bellissimo libro sulla vita di tuo padre di cui abbiamo già trattato in queste pagine. Si può affermare che quanto ci hai descritto sia la prosecuzione di una missione umanitaria iniziata quando era in vita? La Fondazione risponde al suo testamento?

La Fondazione ha come missione anche quella di tenere viva la testimonianza di vita di mio padre come esempio di uomo cristiano che ha cercato di vivere il vangelo sia nella sfera privata che professionale. Il libro curato da Ottaviano Turrioni è la prima pubblicazione: ne seguiranno delle altre, nell’ottica di condividere con la nostra comunità locale e internazionale l’esempio di vita lasciato da mio padre.

Mi sembra di cogliere questa tua intenzione di far vivere i valori cristiani e morali del padre fondatore in ogni attività svolta in azienda e nei luoghi dove si trovano le varie sedi. Quanto è importante questa coniugazione economico-produttiva con gli obiettivi sociali?

È fondamentale, è la base del nostro agire come imprenditori, manager e professionisti. Lo scopo di qualsiasi attività lavorativa deve tener conto del bene dell’essere umano. Questo mio padre lo aveva ben chiaro ed è stato il suo faro in tutta la sua vita terrena. Noi come seconda generazione imprenditoriale abbiamo il dovere di migliorare processi di governance e gestionali, ma abbiamo anche la responsabilità di tenere vivi dei valori imprescindibili ed eterni come il rispetto della persona e della sua dignità. Il successo viene se oltre alle competenze tecniche si hanno dei principi solidi cui far riferimento nelle scelte decisive per il futuro dell’azienda.

PAOLA POMPEI

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