Intervista-Secondari7

Termoterapia contro il Coronavirus, la teoria del dottor Secondari

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a firma del dottor Enrico Secondari, tempo fa intervistato dalla Gazzetta per aver scoperto una tecnica innovativa nella diagnosi e nel trattamento dei calcoli renali.
Il dottor Secondari espone oggi l’ipotesi di poter trattare i pazienti affetti da Coronavirus con la termoterapia.
Di seguito la lettera.

Attenzione potrei aver scoperto la terapia per debellare il coronavirus!! 
Il condizionale è d’obbligo in quanto in questa materia per ora nessuno possiede certezze. Si tratta solo di una intuizione che ho avuto ma che è ancora tutta da dimostrare. Da anni vedo sbarcare migliaia di turisti cinesi a Phuket, molti dei quali provenienti da Wuhan, eppure i contagi in questa isola sono pari a 0.  Si tratta di una coincidenza o il clima afoso ha un suo ruolo?

Attualmente, se si esclude il supporto respiratorio e anestesiologico non vi è nessuna evidenza scientifica di una terapia efficace per il coronavirus. Non sono efficaci gli antibiotici. Non vi è nessuna evidenza scientifica, se non l’esperienza personale di qualche medico cinese, che il cocktail di farmaci antivirali possa avere una sua efficacia.

E cosa dire degli immunosoppressori, farmaci comunque dai sicuri effetti collaterali per una malattia infettiva in cui l’unica difesa sta nell’efficienza del sistema immunitario (che noi andremo ad alterare) e tra l’altro difficilmente attivi in una malattia acuta?

È giusto in questa fase fare dei tentativi, pur sapendo che probabilmente saranno vani. Anche se l’OMS, utilizzando tuttavia il condizionale, ha dichiarato che, verosimilmente, a differenza degli altri virus respiratori, il coronavirus non dovrebbe essere sensibile al caldo estivo, molti virologi hanno affermato che è necessario aspettare l’estate per esserne sicuri. Ma perché attendere l’estate con 200 decessi al giorno in una Italia segregata in casa? 

A mio avviso tutti i tentativi sono leciti soprattutto quando privi di effetti collaterali. 

La mia proposta è la termoterapia. L’idea è quella di ricoverare una decina di pazienti volontari positivi al coronavirus e paucisintomatici in un reparto con una temperatura di 40 gradi e con la giusta umidità (?) ed eseguire a giorni alterni tamponi per valutare se si riduce il periodo di contagiosità, ovvero se i tamponi si negativizzano in tempi brevi (es. 3 o 4 giorni).
Quindi se i risultati dovessero essere incoraggianti potremmo proseguire l’esperimento utilizzando pazienti con sintomi lievi, evitando all’inizio quelli già in fase avanzata di malattia o con febbre elevata.
Credo sia giusto continuare con la sperimentazione farmacologica che ha cambiato la storia naturale delle malattie, ma la gravità di questa pandemia giustifica il ricorso ad ogni soluzione possibile.
D’altra parte testando questa possibilità, anche una risposta negativa sarebbe pur sempre una risposta che andrebbe a confermare quanto sospettato dall’OMS. Se invece, riproducendo il clima più afoso delle giornate estive all’interno di una struttura ospedaliera, scoprissimo che la termoterapia fosse realmente efficace e che quindi il caldo fosse realmente il tallone d’Achille di questo virus come, d’altra parte, lo è per la gran parte dei virus respiratori, allora aspettando l’estate avremo sulla coscienza tante vite umane e tutto il resto.

Grazie per l’attenzione,
dott. Enrico Secondari

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  1. Loredanadp
    21 Marzo 2020

    Buongiorno, io mi occupo di medicina veterinaria e scrivo per dire che l’efficacia della termoterapia é scientificamente provata nel caso delle infezioni neonatali da virus herpetico canino. L’intuizione del dottor Secondari mi sembra quindi molto valida e sicuramente degna di attenzione.
    Scrivo anche per ringraziarlo di aver scritto questa comunicazione dando a tutti la possibilità di provare a stare un po’ più al caldo in caso di necessità.

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