Costi e privilegi della politica
Non c’è solo l’indignazione dei giovani e la loro accorata domanda di futuro. C’è anche la rabbia dei pensionati con assegni troppo bassi e quella degli adulti che vedono l’innalzamento dell’età della pensione e la riduzione dell’importo; quella degli statali per il blocco di stipendi e TFR e quella dei lavoratori sempre più alle prese con la precarietà. Tempi di sacrifici, dunque. Sacrifici per tanti, ma non per la “casta”. I politici che lasciano il Parlamento, ad esempio, costano ai cittadini italiani più di 200 milioni di euro. Tutti i mesi lo Stato paga 2.308 vitalizi e 1.048 trattamenti di reversibilità, per un totale di 3.356 pensioni. che vanno dai 1700 ai 7000 euro mensili. Tra gli ex-parlamentari spiccano i baby-pensionati appena cinquantenni – tra gli altri, gli ex-ministri Diliberto e Pecoraro Scanio con vitalizi di oltre 5000 euro netti – che continuano il proprio lavoro professionale, o godono di altre prebende garantite dai partiti ai politici di lungo corso. Persino Toni Negri, eletto nel partito radicale e scappato quasi subito in Francia per sfuggire alla giustizia italiana, prende 2200 euro da quello Stato borghese che tanto disprezzava. Ebbene, nello scorso settembre l’on. Borghesi dell’Idv ha proposto di abolire il vitalizio spettante ai parlamentari dopo 5 anni di legislatura. Disastroso il risultato: 498 i contrari, 5 gli astenuti, solo 22 i favorevoli. E in Umbria? Sono 93 gli ex-consiglieri regionali che usufruiscono del vitalizio, per un costo di 3 milioni di euro l’anno. La spesa è coperta solo per il 24% dai contributi versati dai consiglieri regionali in carica. Anche qui non è mancata la proposta di abolire la pensione degli eletti nell’attuale assemblea di palazzo Cesaroni e degli ex-consiglieri che non hanno maturato ancora i requisiti, ma come risposta è arrivata la giustificazione dei “diritti acquisiti”. Risposta – questa da Perugia come quella da Roma – poco convincente e non facile, in un momento di gravissima difficoltà economica, da fare accettare ai cittadini normali, quando si impongono loro, nella speranza di far quadrare i conti dello Stato, grandi sacrifici anche in deroga a contratti vigenti e diritti acquisiti. In tempi di crisi e di sacrifici, insomma, la “casta” è sotto accusa per i suoi tanti privilegi. È facile promettere l’abbassamento dei costi della politica, la riduzione del numero dei parlamentari, la diminuzione degli enti e delle amministrazioni periferiche e via dicendo. Difficile è tradurre le promesse – che più o meno ora fanno tutti – in leggi e decisioni il più possibile condivise. Anche in Umbria attendiamo di vedere i risultati della “semplificazione amministrativa” voluta all’unanimità dal Consiglio regionale e le decisive riforme promesse dalla Giunta, come la riduzione delle Asl e l’accorpamento di enti e agenzie regionali. Certamente non è con la sola riduzione dei costi e dei privilegi della politica che si risolve la preoccupante situazione economica e finanziaria del Paese, ma urge porvi rimedio se non vogliamo che vinca la sfiducia dei cittadini per la politica. Sfiducia che non ha mai giovato alla democrazia.
© Gazzetta di Foligno – ANTONIO NIZZI
