Serrone, Chiesa di S. Maria Assunta - “La Bottega di S.Giuseppe” Maestro di Serrone, Secondo decennio sec. XVII

Serrone riapre la sua chiesa

La Valle del Menotre reclama le proprie opere d’arte

Serrone, Chiesa di S. Maria Assunta - “La Bottega di S.Giuseppe” Maestro di Serrone, Secondo decennio sec. XVII

Finalmente anche la chiesa di S. Maria Assunta di Serrone sarà riaperta al culto domenica 11 dicembre 2011, alle ore 17.00, alla presenza del Vescovo Mons. Gualtiero Sigismondi. È un accadimento importante per la Valle del Menotre, dopo le riaperture delle chiese di Pale, di Ponte S. Lucia, di Sostino, di Scopoli, di Leggiana, di Barri, di Volperino, di Acqua S. Stefano, di Cifo, del Santuario della Madonna delle Grazie, succedutesi negli ultimi anni. Mancheranno all’appello soltanto le chiese di Casenove, di Rasiglia e della Franca, i cui lavori sono in fase di avanzata realizzazione e per le quali sollecitiamo una rapida ultimazione degli interventi. Con il recupero delle chiese della Valle del Menotre avremo portato a compimento un’importante operazione di ripristino dell’identità di un territorio, che si è manifestata nei secoli attraverso forme di devozione mariana, di cui le chiese dei paesi sono state fulcro. Resta però il problema della collocazione e dell’uso del patrimonio storico, artistico e culturale che era presente nelle nostre chiese prima del sisma del ’97. Il terremoto ha comportato una necessaria e giusta rimozione dei pezzi dalle chiese pericolanti, per salvaguardare la loro integrità, prevenire l’azione delittuosa di soggetti incoraggiati dalla maggiore violabilità e vulnerabilità dei manufatti, permettere l’esecuzione dei lavori. Ma dal momento che le chiese vengono restituite al territorio in tutte le loro funzioni, le opere d’arte ad esse appartenute devono ritornare nelle loro antiche e conosciute dimore. Nella maggioranza dei casi gli edifici religiosi restaurati sono dotati di sistemi di allarme elettronici con sensori acustici ed elettromagnetici. Ora ciò che conta è stabilire uno standard di sicurezza comune a tutte le chiese che custodiscono testimonianze pregiate, al quale queste devono attenersi, se vogliono conservare o riavere i loro tesori. Il rispetto dei criteri di sicurezza standard deve costituire il requisito fondamentale per la presenza delle opere, ma quando i protocolli sono soddisfatti, non può esserci preclusione. Le opere sono figlie del territorio e si compenetrano con esso, molte volte sono state commissionate dalla popolazione locale a un artista di passaggio ed esprimono bene i bisogni, le aspettative, il modo di essere di quelle genti, la realtà del luogo mediata dalla fede religiosa. Pensare a una collocazione diversa vuol dire svilire il significato dell’opera medesima e impoverire un territorio di un bene che gli appartiene.

© Gazzetta di Foligno – MASSIMO CAPODIMONTI

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