ok - 10_18-11-2016 Marianna Santoni - Marianna Santoni fotografata da Lavinia Oldani - Copia

Il potere di un’immagine “Ecco come sono diventata Miss Photoshop”

Innamorata fin da bambina dell’arte in tutte le sue forme, si è avvicinata alla fotografia durante l’adolescenza ed è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Lei si chiama Marianna Santoni (nella foto di Lavinia Oldani) ed è una fotografa professionista considerata un esperto a livello mondiale e Guru di Photoshop. È nata e vive a Foligno ma a casa trascorre in media cinque giorni al mese, il resto del tempo lo passa in giro per l’Italia e all’estero. Svolge anche attività di formazione e consulenza e ha ricevuto molti premi e riconoscimenti prestigiosi per la sua attività di ricerca, per la sua carriera e per le sue qualità di docente e divulgatrice. Vive con la valigia in mano e inizia la sua giornata con degli esercizi di yoga, una doccia rigenerante e una sana colazione. Poi il lavoro, le telefonate, gli incontri e le mail fino al tardo pomeriggio quando lentamente ritrova la propria intimità e si ricarica. Riprende fiato ed è pronta ad affrontare una nuova “sfida”, come quella che la vede protagonista da settembre scorso come tutor di fotografia alla trasmissione “Detto Fatto” condotta da Caterina Balivo e in onda alle 14.30 su Rai2. Al provino per partecipare al programma si è presentata con uno smartphone e ha spiazzato tutti centrando l’obiettivo nel decidere di rivolgersi al grande pubblico utilizzando quello strumento tecnologico che tutti conoscono e tengono in mano ma che in pochi sanno sfruttare al meglio per scattare foto. Dichiaratasi “onorata di poter avvicinare il grande pubblico alla cultura fotografica”, ha precisato di non avere la pretesa di far diventare professionisti dello scatto le persone che fanno altro nella vita, quanto piuttosto far capire che “non è il mezzo a fare la foto, ma un buon occhio, una buona sensibilità, un buon allenamento all’osservazione e un po’ di tecnica”. Il “selfie”, come fenomeno di massa del momento, è stato il primo argomento affrontato perché, nonostante sia oltremodo praticato e pure bistrattato, ha anch’esso una sua tecnica. La scelta si è rivelata un successo. Così ora è già presente su Rai2 con una media di due puntate al mese. E se le domandiamo dove trovi la forza, le energie e l’ispirazione per affrontare una quotidianità fatta di frenesia, velocità e cambiamento, ci risponde che le esperienze della vita l’hanno resa più forte, insegnandole a non avere paura di affrontare anche le situazioni più complesse, a credere di più nel proprio istinto, a cercare di trarre il meglio da ciò che la circonda e a non trascurare mai i momenti dedicati alla propria persona, agli affetti familiari e agli amici. Sempre presente, infatti, nei momenti importanti della famiglia, ci ha rivelato che la sua foto del cuore è quella scattata alla nonna paterna l’estate prima che morisse. Ci ha anche detto che, insieme alla famiglia, fin da bambina guardava le foto della Giostra della Quintana e, pur vedendo in esse un virtuosismo tecnico che ammirava, le sembrava di non cogliere il vero spirito dell’evento: l’adrenalina che provano il pubblico, il cavaliere e il cavallo durante la corsa. “Qualche anno fa, per gioco, sono andata al campo per provare a fare una foto diversa da quelle che ero abituata a vedere. L’ho scattata con un 35 mm. È un obiettivo che richiede una vicinanza estrema all’azione. Ero letteralmente a meno di 2 metri da quei cavalli in corsa vorticosa. A un certo punto un cavallo è scivolato
e me lo sono visto venire proprio addosso. Io, pietrificata, ho continuato a scattare. Per fortuna nessuno si è fatto male ed è uscita la foto della Quintana di Foligno che avevo sempre immaginato”. Con lo stesso spirito di iniziativa, coraggio e passione, insegue da qualche anno l’idea di collaborare con un carcere minorile. “Da un lato vorrei offrire la mia disponibilità a tenere gratuitamente un corso di fotografia per i detenuti” (da anni svolge con continuità attività non profit), “dall’altro vorrei realizzare un progetto fotografico che veda i detenuti protagonisti. Chiunque si ritrovi detenuto in un carcere, soprattutto minorile, ha diritto a immaginare una vita migliore fuori da lì. Vorrei conoscere i ragazzi e sapere da loro cosa vorrebbero diventare una volta usciti da lì, come si immaginano. Vorrei realizzare di ogni ragazzo un dittico composto da una foto che li ritragga singolarmente nella loro realtà carceraria di oggi e una seconda foto che li ritragga nelle vesti di chi vorrebbero diventare. Sono convinta che il potere di un’immagine possa essere fortissimo e che la visualizzazione nitida e chiara di un sogno sia molto importante per la sua realizzazione e per aiutarci a muoverci con più fiducia verso quella direzione”. La costanza e la tenacia che la contraddistinguono nel perseverare nelle sue passioni ci fa pensare che potrà riuscire in questo progetto come è accaduto nel suo percorso professionale. Come racconta lei, “Tutto è iniziato per caso”: i genitori speravano per lei un “lavoro sicuro”, il classico “posto fisso” e consideravano la fotografia “solo un hobby”. Così lei, al momento della scelta universitaria, ha optato per una facoltà che metteva tutti d’accordo: antropologia visuale, l’unica, nel raggio di pochi chilometri da casa, che si avvicinasse ai suoi interessi. Rivelatasi indubbiamente interessante per la formazione culturale, mancava però della parte pratica che Marianna ha colmato in maniera indipendente non smettendo mai di studiare fotografia e scattare foto. Poi, un giorno, ha sostenuto (da fuori sede alla facoltà di matematica) un esame di informatica generale per colmare l’enorme carenza in materia e le conoscenze acquisite le hanno permesso di accedere a un corso per “esperti multimediali” indetto dall’Unione Europea: qui, per caso, ha conosciuto Photoshop e non ha più smesso di studiarlo perché ha trovato in questo programma il connubio perfetto tra la fotografia e l’informatica e, inoltre, l’opportunità di trasformare il suo hobby in un vero lavoro. Così è stato, tanto che nel 2004 al colloquio con la multinazionale Adobe (che cercava nuove figure professionali) è stata scelta ed eletta Adobe Guru, cioè uno dei massimi esperti Adobe a livello italiano e internazionale. La più giovane tra i Guru e unica donna in Italia ad avere questo titolo per Photoshop si è meritata il soprannome di Miss Photoshop e, improvvisamente, “da sconosciuta” è diventata la più richiesta da tutti i maggiori marchi internazionali del digital imaging (Adobe, Canon, Nikon, Epson, HP, Wacom, …). Una svolta straordinaria resa possibile dalla perseveranza nello studio serio e appassionato delle materie in cui ha creduto e per le quali si è messa in gioco e ha puntato tutto nella sua vita. Un esempio di coraggio, forza e determinazione. Un modello positivo per le nuove generazioni a cui suggerisce che sono l’impegno e la qualità della conoscenza a fare la differenza.

MAURA DONATI

Foto di Lavinia Oldani

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