Povertà e Coronavirus, Caritas in prima linea

In due settimane di quarantena è raddoppiato il numero dei folignati bisognosi, senza più denaro per fare la spesa

Da Caritas spesa alimentare e pasti a domicilio ma anche supporto agli anziani e case per i senzatetto. Il direttore Masciotti: “occorre una rete solidale nuova sul territorio

L’effetto Coronavirus sui redditi delle fasce deboli della popolazione folignate non tarda a farsi sentire: in moltissimi già si rivolgono da qualche giorno alla Caritas, non avendo più disponibilità economica per la spesa alimentare. Ce ne ha parlato il direttore della Caritas Diocesana di Foligno Mauro Masciotti, descrivendo un’emergenza nell’emergenza e la sofferenza economica di tante famiglie del territorio che sono diventate nuove utenze sia per l’Emporio della solidarietà che per la mensa.

Direttore sappiamo che in tutta Italia chi viveva di redditi precari o saltuari è già in emergenza povertà a causa della pandemia in corso. Cosa accade a Foligno?
Purtroppo anche in città risentiamo di questa tendenza. Soprattutto vediamo che le persone che avevano un lavoro precario o saltuario ci stanno chiedendo aiuto per l’approvvigionamento alimentare. Non hanno più denaro per fare la spesa. Sotto questo punto di vista ci siamo dovuti rimodellare nell’offerta del servizio rispetto a queste nuove necessità e anche alle atten- zioni sanitarie necessarie.

In che modo avete ripensato i vostri servizi?
In mensa, ad esempio, non potendo più consumare insieme i pasti diamo agli utenti razioni da asporto; abbiamo tutte persone con proprie abitazioni e riusciamo a soddisfare così le loro necessità. Oggi distribuiamo circa 50 pasti, prima eravamo arrivati a 20, 25. Un numero che è raddoppiato. La crescita è comunque meno evidente rispetto a quella della richiesta di generi alimentari, di aiuto per fare la spesa. Il lavoro dell’Emporio – dove oggi si accede non più liberamente ma su appuntamento e una famiglia alla volta – aumenta di giorno in giorno, esponenzialmente.

“Soprattutto vediamo che le persone che avevano un lavoro precario o saltuario ci stanno chiedendo aiuto per l’approvvigionamento alimentare”.

Di che ordine di incremento parliamo?
Ad oggi (martedì 24 marzo ndr) con l’Emporio solidale (sia per la distribuzione su appuntamento da noi, sia per la consegna a domicilio) serviamo fra 90 e 100 nuclei familiari al giorno; prima dell’emergenza Coronavirus avevamo 40-45 utenti: l’utenza è più che raddoppiata. E poi ci sono sempre più persone o famiglie che non si possono muovere e che dobbiamo raggiungere noi.

In che modo vi state riorganizzando?
Ci stiamo riorganizzando con grande difficoltà: ai volontari più anziani abbiamo chiesto di stare a casa per la loro sicurezza; domandando uno sforzo maggiore alle persone più giovani. Adesso diventa essenziale un aiuto porta a porta rispetto a quello che è il nostro coordinamento. Di fatto abbiamo bisogno di creare una rete nuova, con l’aiuto di persone di buona volontà: dalle parrocchie al buon vicinato. Un aiuto da quartiere a quartiere sul territorio, fino ai paesini di montagna. Mettendosi a dispo- sizione anche proprio per aiutare i vicini di casa. Ieri sera, ad esempio, ci è stata chiesta assistenza per una nonnina di 90 anni che aveva difficoltà con le ricette mediche. Dalla montagna persone anziane – le prime ad entrare in difficoltà – ci hanno chiesto aiuto per l’approvvigionamento alimentare.

Dunque un appello ai più giovani per offrire aiuto.
Sì, per creare questa rete e arrivare su tutto il territorio vista la difficoltà del momento, certo con ogni precauzione e nel rispetto delle disposizioni di sicurezza.

“Abbiamo bisogno di creare una rete nuova, con l’aiuto di persone di buona volontà: dalle parrocchie al buon vicinato. Un aiuto da quartiere a quartiere sul territorio, fino ai paesini di montagna”.

Come fate fronte alla necessità di maggiori approvvigionamenti alimentari?
Sicuramente un aiuto in più è quello giunto nei giorni scorsi dalla CEI, dai fondi dell’otto per mille. Un contributo straordinario che testimonia il potenziamento dell’impegno da parte della Chiesa per questa emergenza.

Nel frattempo c’è il problema di chi non ha casa.
Esatto, noi abbiamo il servizio dormitorio per l’emergenza freddo che rimane e si è ampliato, seppur rimodulato in base alle nuove esigenze sanitarie: abbiamo cercato di mettere le persone in sicurezza in diverse strutture, separandole, non tenendole più in dormitorio tutte insieme. Teniamo aperte le case famiglia per donne con bambini e per uomini. Abbiamo avuto nuovi inseri- menti proprio in questi giorni.

Caritas ha inoltre messo a disposizione della Protezione Civile ulteriori strutture. Perché?
Sì, si tratta di qualcosa che speriamo non debba mai servire, ma è bene che la popolazione lo sappia qualora ce ne fosse il bisogno. Abbiamo messo a disposizione dell’emergenza e della Protezione Civile alcune strutture per ospitare decine di persone in quarantena. I posti sono già disponibili. Alcuni nella struttura di Rasiglia e altri nelle case famiglia sparse sul territorio.

di Federica Menghinella

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