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“Vittima di violenze, oggi sto rinascendo”

Dall’inizio dell’anno sono 45 le donne vittime di violenza che si sono rivolte al Cav di Foligno, un’ottantina gli interventi delle forze dell’ordine per sedare liti familiari. La testimonianza di una donna che sta uscendo dall’inferno dei maltrattamenti

“Un’amica psicologa, un giorno, mi ha raccontato una storia. Parlava di un uomo ricco che, dopo aver organizzato una festa nella sua villa, fa entrare in piscina degli alligatori. A quel punto sfida gli invitati a buttarsi in acqua e a nuotare da una parte all’altra della vasca senza morire, promettendo in premio un’ingente quantità di denaro. Nessuno, però, si tuffa. Ad un certo punto accade che un uomo si butta in acqua e inizia a nuotare tra i coccodrilli. Uscito indenne dalla piscina, il proprietario di casa gli chiede dove avesse trovato il coraggio di tuffarsi. E lui risponde: ‘Qualcuno mi ha dato la spinta’. Ecco, questo è quello che è successo a me”. È così che Marta (nome di fantasia) inizia a raccontarmi la sua storia, fatta di continue violenze psicologiche a cui è stata sottoposta per anni dal marito. “Quando ho iniziato il mio percorso di rinascita all’interno del Cav, mi hanno detto che la violenza psicologica è paragonabile al trauma vissuto da chi combatte in guerra. In quel momento mi è sembrata una cosa assurda, oggi non la penso più così”. Per Marta la violenza psicologica è subdola, perché non lascia tracce visibili come quella fisica, ma s’insinua dentro, fino ad annientare la persona. “È micidiale – spiega -, perché tu stessa che ne sei vittima non sai di subirla”. E non importa quanto una donna sia forte, il rischio di cadere in relazioni “tossiche” c’è per tutte e Marta ne è un esempio. È cresciuta all’interno di una famiglia che l’ha sempre amata, si è realizzata come professionista e ha coltivato le sue amicizie, ma quando lungo la sua strada ha incontrato la persona sbagliata non se n’è resa conto. “Non capivo quello che stava succedendo. E oggi mi chiedo come sia stato possibile. Sapevo che lui stesso era stato vittima di violenze fisiche e psicologiche, mi rendevo conto che era collerico ma ho sempre pensato che avrei potuto salvarlo. Così, però, non è stato.
Urlava davanti ai nostri figli, screditava le mie amiche, quando ero con altre persone mi chiamava al telefono e iniziava a strillare. Mi diceva che non ero capace di far nulla, che senza di lui non avrei fatto niente. E così, pian piano mi sono allontanata dagli altri, chiedevo a lui conferma di qualsiasi cosa…

di MARIA TRIPEPI

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