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Sigismondi superstar

Siamo un paese impaurito. Stanco, stremato. E questo spaventa davvero. Oggi la politica fa leva sulle paure, vere o percepite. Per questo motivo il messaggio ai politici di Sigismondi, fatto nel giorno della festa del Santo Patrono, suona come una sveglia che ci desta, finalmente da un lungo letargo. Quello dell’indifferenza. Il nostro Sigismondi è arrivato a Foligno, quasi undici anni fa, accompagnato dalla colonna sonora di un leggero rullare di tamburi. Che anno dopo anno, però, ha aumentato di intensità tanto da diventare un’orchestra. Sigismondi, con la sua timidezza apparente, si è calato con forza e determinazione nel tessuto cittadino diventando guida non solo della comunità ecclesiale. E lo si è visto strada facendo, passo dopo passo. Dopo la nomina ad assistente generale dell’Ac, Sigismondi ha cominciato a vestire anche i panni del buon pastore laico, mi sia permesso, interpretando il ‘sentiment’ di Papa Francesco sul nuovo percorso che i cattolici debbono affrontare per impegnarsi nella vita politica. E cioè di “avviare una stagione nuova, che chiede loro l’attenzione a coniugare, senza riserve e pregiudizi clericali, l’integralità del cristianesimo con il rispetto della laicità della politica”. Un nuovo appello ai ‘Liberi e forti’ di Sturziana memoria e un richiamo alla pratica di “quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà”. Un messaggio che è stato seguito, sulla pagina social della Gazzetta, da oltre quindicimila persone da aggiungere alle oltre sedicimila che hanno apprezzato quello fatto in occasione del Natale. Sigismondi Superstar. (Ovviamente stiamo parlando del nostro vescovo. L’omonimia con il palazzo di fronte è puramente casuale).

ROBERTO DI MEO

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